Barenboim esalta Toscanini con «L’Eroica»

da Milano

Al teatro alla Scala, alle ore 20, alla presenza di Napolitano (accolto con lungo applauso) e della Moratti, Daniel Barenboim posa la bacchetta. Alle 21, cento chilometri a Sud, la alza Kazushi Ono, nell’Auditorium Paganini di Parma. Le città dove Arturo Toscanini nacque, Parma, e operò, Milano, ieri hanno reso omaggio al Maestrissimo scomparso a New York il 16 gennaio di mezzo secolo fa. È questo l’avvio dei festeggiamenti messi in campo dal Comitato parmense istituito, praticamente quindici giorni fa, per omaggiare Toscanini. Comitato da non confondere con l’omonimo di Roma, nato a fine maggio e che ieri ha promosso una non stop toscaniniana in tv e radio. Collaborazione? Manco a parlarne, di Parma s’è taciuto sia in radio che in tv e il concerto scaligero è stato dirottato sulle onde radio, pur referenziate, di Radiotre Suite (replica su Raiuno il 20 gennaio a mezzanotte). Martedì, lo spazio Rai delle 12.45 e quello di Radiotre delle ore 21 sono toccati all’Opera di Roma. I soliti campanilismi innescati da un marchio vincente e appetitoso, quel logo Toscanini che tutti vogliono, reclamandone la legittimità. Sono spuntati due Comitati da tempo impegnanti nella caccia al nome illustre da esibire sotto la voce Patrocinio. Parma si accaparra la Presidenza della Repubblica, Roma risponde sfoderando quella del Senato. In mezzo l’Orchestra Symphonica Toscanini di Lorin Maazel che a otto mesi dal divorzio con la Fondazione Toscanini di Parma (quella che assieme al Teatro Regio guida il Comitato emiliano), si è stabilita a Roma ed ora è negli States per un tour sulle orme del Maestro. Comunque sia, fra Roma e Parma, la Scala ha scelto Parma. Anche in autunno sarà Barenboim a salire sul podio di un’orchestra, la Filarmonica della Scala, con cui sembra aver instaurato un rapporto anche di simpatia.
La scelta della partitura celebrativa è caduta sulla Terza Sinfonia di Ludwig van Beethoven con quella Marcia funebre che posta in seconda posizione ricorda «che la morte fa parte della vita. Cajkovskij ne avrebbe fatto un finale» spiega Barenboim.
Preceduta da un Inno di Mameli tutto fuoco e fiamme, tale da coinvolgere anche parte di un pubblico più sciolto del solito, l’Eroica di Barenboim è olimpica, classica, con quel tema che impronta il movimento d’apertura il quale avanza aristocratico, senza batter ciglio: stoicamente. Nobiltà per nulla scalfita anche quando il tema è vessato e costretto nelle maglie dello sviluppo. Nulla sfugge a quell’equilibrio che sovrintende l’intero tempo nonché sinfonia. Il secondo movimento è una meraviglia, tutto è detto con la calma ferma della saggezza, il dolore non è esibito, quando capita che affiori allora lacera tragicamente. Lo Scherzo cammina in punta di piedi. Di nuovo è l’energia della calma olimpica a sospingere questa pagina dal fraseggio così chiaro da prefigurare cosa sta scritto in partitura. Nel finale, il dialogo tra le sezioni orchestrali fluisce con naturalezza nell’area dove le linee, invece, si sovrappongono per poi spezzarsi.
Alla fine pioggia di bravo per questa Eroica, per Daniel Barenboim e per la bella prova della Filarmonica che ieri sembrava aver ritrovato se stessa.