Barenboim: stavolta suono anch’io

«Amo far musica assai più che farla fare agli altri». Così Daniel Barenboim, il «Maestro della Scala». Ovvero il direttore, il pianista, il saggista. L'intellettuale impegnato nel sociale come molti di quelli, al pari della sua famiglia, che decisero di stabilirsi in Isreale all'indomani della fondazione.
Mentre lui resta direttore musicale della Staatsoper Unter den Linden di Berlino, tutti lo vogliono. Stéphane Lissner che è riuscito ad assicurarne in modo organico la bacchetta al Piermarini. Con esiti come il premiatissimo Tristano che ha aperto la stagione in corso. Il nuovo responsabile musicale di Salisburgo (con Jürgen Flimm) Markus Hinterhäuser che, come primo, esaudito desiderio, l'ha avuto in residence durante il Festival estivo assieme alla sua West-Eastern Divan Orchestra, l'orchestra dei ragazzi «nemici» che imparano la pace facendo musica gomito a gomito davanti lo stesso leggio. Argomento, quello del potere catartico dell'arte e della pace da perseguire attraverso un passione che accomuna, trattato anche nell'incontro con gli studenti della Cattolica, nel pomeriggio di ieri. Titolo «L'impossibile è più facile del difficile».
Ma Barenboim, nato a Buenos Aires, naturalizzato israeliano e enfant prodige del pianoforte, è appunto in prima battuta un pianista. Uno che la musica la vuole vivere in prima persona. Eccolo. Il recital pianistico che domenica riprende alla Scala l'Integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven sospesa a metà febbraio, per lui è un nuovo motivo di felicità. Ascoltandolo in recenti occasioni ci siamo infatti trovati a pensare che l'ultimo Daniel Barenboim visto, il pianista, fosse quello che supera sé stesso, anche oscurando il direttore. Considerazione davvero singolare se riferita appunto a uno dei maggiori intepreti wagneriani dell'orbe. Barenboim pianista scava il significato di ogni battuta, cerca il suono, il colore e l'umore di ogni mutazione affettiva. Le sonorità sono limpide, sussurate, increspate. La dimensione psicologica trasformata in colori sempre diversi, la forma tornita dall'attenzione dell'intelletuale.
Domenica sera Daniel Barenboim consegna al pubblico scaligero l'p.10 n.1, l'op.22, l'op. 49 nn. 1 e 2 e l'op. 57, l'Appassionata. Il ciclo pianistico chiude il 29 giugno inframmezzando le sue scadenze con il podio de Il Giocatore di Prokofiev. All'indomani del quale, il 2 luglio, l'instancabile maestro riappare alla testa della sua Staatskapelle Berlin. Sui leggii l'Ottava di Bruckner.