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Ha confessato davanti alla Corte federale di Brooklyn, si è dichiarato colpevole e adesso rischia 25 anni di carcere. Non era esattamente il prototipo del fischietto perfetto Tim Donaghy, ex arbitro dell’Nba: condizionava le gare che arbitrava e poi vi scommetteva, vendeva preziosissime informazioni allo scommettitore James Battista (suo ex compagno di liceo) in cambio di profumate «ricompense», che andavano dai 2mila ai 5mila dollari.
Le indagini dell’Fbi hanno fatto luce sul «sistema-Donaghy»: cominciò a scommettere sulle partite di basket - espressamente vietato dal regolamento Nba - quattro anni fa; l’inizio della collaborazione con Battista (che consisteva in una serie di soffiate sulla terna arbitrale, nonché su infortuni, comportamenti e abitudini dei giocatoriri in campo) risale invece alla fine dello scorso anno. I suoi arbitraggi non sempre condizionavano il risultato finale dei match, «limitandosi» a indirizzare la gara verso un certo andamento, ma per i procuratori federali non vi sono dubbi: Donaghy comprometteva la sua obiettività di arbitro a causa del suo interesse finanziario personale. Il che corrisponde, per la legge americana, a reati federali punibili con la detenzione fino a 25 anni.
Per il momento, mentre il suo amico è stato arrestato, il fischietto sotto accusa è stato rilasciato su cauzione (pagati 250mila dollari): il processo è fissato per il 9 novembre. Nell’attesa, Donaghy dovrà pagare una multa da 500mila dollari e versarne 30mila al governo. Ma l’inchiesta, fanno sapere gli inquirenti, non è ancora chiusa: l’ex arbitro potrebbe infatti continuare a collaborare e tirare in ballo altri tesserati della lega americana. Che stia per abbattersi un terremoto sui parquet milionari dell’Nba?