Bari, 39 in manette per contraffazione di olio extravergine

Maxi blitz dei Nas che hanno eseguito
questa mattina 39 ordinanze di custodia cautelare (25 in
carcere) per associazione per delinquere finalizzata alla
produzione di olio contraffatto

Roma - I carabinieri Nas di Bari hanno eseguito questa mattina 39 ordinanze di custodia cautelare, di cui 25 in carcere, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla produzione e commercializzazione di olio extravergine di oliva sofisticato e contraffatto.

Contraffazione di olio extravergine I provvedimenti, emessi dal Gip del Tribunale di Foggia, sono scattati dopo le indagini condotte dai Nas di Bari in tutta Italia: l’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Foggia, ha permesso di appurare e smantellare un vasto e radicato sodalizio criminale dedito alla produzione e commercializzazione nazionale ed internazionale di olio extravergine sofisticato e contraffatto. La contaminazione avveniva mediante l’uso di olio di semi di soia o di girasole, addizionati con betacarotene e clorofilla industriale. I prodotti, imbottigliati con etichette di fantasia riferite ad aziende inesistenti, venivano successivamente commercializzati sia nel mercato nazionale che estero, utilizzando falsi documenti commerciali e di trasporto per attestare l’autenticità di provenienza dell’olio. La fase conclusiva dell’operazione ha permesso: Le ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite nelle province di Foggia (26), Milano (5), Napoli (2), Brindisi, Campobasso, Latina, Salerno, Bari e Varese. Sette oleifici sono stati sequestrati.

Coldiretti: "Stop alle truffe" I sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas confermano la validità della scelta fatta dall’Italia con l’introduzione dell’obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con decisione per evitare che quasi la metà dell’olio venduto sul territorio nazionale sia spacciato come made in Italy, anche se spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Secondo un'indagine della Coldiretti sono inspiegabilmente ancora troppo poche le confezioni di oli vergini ed extravergini in vendita etichettate nel rispetto della nuova normativa con il rischio concreto che vengano spacciate come made in Italy miscugli di olio spremuto da olive straniere, senza alcuna informazione per i consumatori. Sulle confezioni di tutti gli extravergini etichettati dopo il 17 gennaio 2008 devono infatti essere indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l’olio, mentre se le olive sono state prodotte in più paesi, questi devono essere tutti indicati in ordine di quantità decrescente. "Con la stesura delle norme applicative - continua la Coldiretti - sono finiti gli alibi con la possibilità di multe fino a 9.500 euro per i trasgressori di ogni singola violazione. L’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate in etichetta previsto dal decreto è - precisa la Coldiretti - un contributo alla trasparenza se si considera che si è verificato nel 2007 un aumento record di oltre il 12 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, secondo i dati Istat dei primi nove mesi, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15 per cento su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le nostre stime". La Coldiretti stima, infatti, un consumo di olio di oliva pari a 14 kg a testa in Italia che è il secondo produttore europeo e sviluppa un fatturato di circa 2 miliardi di Euro che garantisce un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative. Sono circa 250 milioni le piante di olivo in Italia, molte delle quali secolari, mentre sono 38 gli oli a denominazione di origine made in Italy riconosciuti dall’Unione Europea.