Bari, bimbo circonciso muore dissanguato: la madre è indagata

Un bambino di due mesi e mezzo, figlio di una donna 24enne, è morto
questa notte al pronto soccorso. La giovane è accusata di omicidio colposo. Il teatro della tragedia: un tugurio di soli 20 metriquadri

Bari - Un bambino di due mesi e mezzo, di origini spagnole e figlio di una donna nigeriana di 24 anni, è morto questa notte al pronto soccorso del Policlinico di Bari dopo essere stato portato d’urgenza da un mezzo del 118. Il piccolo è morto dissanguato. È successo intorno alle 4. Sull’episodio indaga la polizia del presidio dell’Ospedale. Sembra che il piccolo presentasse una circoncisione al glande.

Indagata la madre È indagata per omicidio colposo la madre del bimbo. Il pm che si occupa della vicenda, Ada Congedo, ha disposto l’autopsia che probabilmente sarà compiuta nelle prossime ore. Secondo le notizie che filtrano dalla questura, pare che l’ intervento di circoncisione sia stato eseguito non dai genitori, ma da loro connazionali in un appartamento del quartiere Japigia, alla periferia sud di Bari. Quando si sono resi conto che le cose stavano prendendo una piega preoccupante, i genitori hanno cercato aiuto in una farmacia di quartiere il cui titolare ha subito avvertito il 118. La corsa al pronto soccorso del policlinico è stata inutile: il piccolo è morto poco dopo dissanguato. La madre, che ha 24 anni, risulta indagata, ma nei suoi confronti almeno fino a questo momento non è stata disposta alcuna misura di restrizione della libertà.

Due persone in questura Sono due le persone di nazionalità nigeriana accompagnate in questura per essere ascoltate nell'ambito delle indagini sulla morte del bimbo. A quanto si è saputo da fonti investigative, la circoncisione è stata eseguita in un appartamento del rione Japigia che è nella disponibilità di un'amica della mamma del piccolo. Sarebbe stata proprio la donna a portare il figlio in quella casa per far eseguire l'intervento.

Il teatro della tragedia Una stanza con annesso vano adibito a bagno, una tendina come divisorio e una piccola finestra quale unico affaccio all’esterno: in tutto 15, forse 20 metri quadrati. È il mini-appartamento, più simile ad un tugurio, al quarto piano di viale Japigia 56, a Bari, in cui si è consumata la tragedia. Sul citofono dell’edificio l’appartamento risulta intestato a Imade Betty. Sulla porta d’ingresso della casa c’è un adesivo con scritta a stampatello in inglese: "2008 è il momento della vittoria della chiesa di Cristo. È il mio tempo di splendere. Nessun diavolo mi fermera". Sul pavimento si notano un materasso, un cuscino e un lenzuolo, un altro materasso è a terra nel terrazzo condominiale adiacente all’appartamento.

I testimoni Nel palazzo non c’è traccia di uomini o donne di nazionalità nigeriana. "Sono scappati via", dice un’inquilina, alla quale fa subito eco un altro inquilino al cui fianco c’è la moglie mauriziana in stato di gravidanza. "Da quando sono arrivati due anni fa - aggiunge - abbiamo avuto problemi. Ultimamente in quell’appartamento vivevano in quattro più il bambino, ma c’era spesso via vai di gente. La notte alcuni dormivano sul terrazzo, anche nudi, tanto che su quel terrazzo condominiale ho dovuto realizzare un divisorio per impedire che potessero dare fastidio a mia moglie, che peraltro aspetta un bimbo. E per quel divisorio adesso siamo quasi alle vie legali col proprietario del mini-appartamento". La moglie mauriziana ricorda poi di aver visto di recente la madre del neonato morto soggiornare in quel mini-appartamento. Gli inquilini hanno lo sguardo sconfortato, come se avessero intuito che prima o poi nel loro palazzo potesse accadere qualcosa di grave. "Non me la prendo neanche con loro - conclude il giovane inquilino - ma come si fa a far vivere la gente in quelle condizioni?".