Bari, blitz antimafia Presi giovani kamikaze

Decimato il "clan Telegrafo": 24 arresti. Le accuse: spaccio di droga, mafia e traffico di armi

Bari - Oltre 300 carabinieri supportati da elicotteri e unità cinofile, hanno dato il via, all'alba di questa mattina, all'operazione denominata "Manhattan", con l'esecuzione di 24 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'agguerrita famiglia mafiosa, nota come il "clan Telegrafo". Uno dei più vecchi e temuti clan mafiosi di stanza nel capoluogo barese, capeggiato dal 40enne Lorenzo Valerio e dal suo luogotenente 38enne Carlo Iacobbe, accusati, a vario titolo, di "associazione mafiosa", "traffico di sostanze stupefacenti", "detenzione di armi" ed "estorsioni".

Con l'operazione odierna un durissimo colpo è stato inferto allo storico sodalizio criminale, già severamente colpito nell'ottobre del 2003 con l'operazione "Iceberg", a seguito della quale 46 furono le persone arrestate. Di particolare interesse, a quanto riferiscono gli inquirenti, sono state le informazioni acquisite in relazione agli assetti del sodalizio criminale, strutturato su tre posizioni dove ruoli e competenze appaiono quanto mai definiti, come pure il passaggio da un gradino all'altro della gerarchia: "la prima", il livello più basso i cosiddetti kamikaze, pronti a fare qualunque cosa ed a sacrificarsi per il bene supremo del clan; "la seconda", gli addetti allo spaccio ed alla riscossione del pizzo; "la terza", i responsabili di zona - addetti alla gestione dei kamikaze e degli spacciatori, e responsabili degli introiti, a diretto contatto con Carlo Iacobbe, luogotenente, con compiti di gestione e direttamente dipendente dal boss detenuto, Lorenzo Valerio.

I passaggi da una posizione all'altra venivano scanditi da un rigido protocollo il cui fine era valutare le capacità criminali degli affiliati che dovevano dimostrare: capacità di massimizzare i guadagni nella vendita al dettaglio di stupefacente; omertà in caso di arresto in flagranza; protezione reciproca nei confronti dei carabinieri; massima disponibilità nei confronti del clan anche a costo di sacrificare gli affetti familiari. Queste qualità - prosegue il comunicato - preludevano alla prova finale che sanciva il passaggio nella "terza".

Il "fatto di sangue" (a seguito della gambizzazione del sodale Angelo Abbondanza classe 1971, avvenuta il 30.06.2004 in Bari San Pio, per mano di Antonio Piemonte e Luca Sebastiano, Carlo Iacobbe conferì a quest'ultimo il grado di "terza") . Il conferimento della "terza" avveniva - aggiunge il comunicato - nel corso di una vera e propria cerimonia di affiliazione con giuramento di fedeltà al padrino, Carlo Iacobbe, che per suggellare l'evento, durante il banchetto di festeggiamento, faceva dono di un anello: un "solitario" di diamante come simbolo di un legame che da quel momento sarebbe dovuto divenire, di fatto, indissolubile, in analogia ad un vero e proprio "matrimonio".

In caso di contrasti con il capo, l'anello non poteva essere più indossato a simboleggiare il momentaneo allontanamento dal clan. La necessità di mantenere la disciplina andava anche oltre i vincoli familiari: il consigliere del capo Raffaele Caputo, infatti, non ha esitato ad ordinare la gambizzazione del genero (Angelo Abbondanza, allora 33enne, avvenuta il 30 giugno 2004 nel quartiere barese di San Pio), anch'egli associato, pur di farlo desistere dal consumo smodato di cocaina, cha stava mettendo in pericolo la compattezza dell`organizzazione.

Le indagini hanno permesso di evidenziare l'esistenza di una collaudata catena di distribuzione e spaccio degli stupefacenti, in cui, fatto inusuale per le organizzazioni marcatamente territoriali, anche i pusher non affiliati potevano vendere sostanza stupefacente sul quartiere, a condizione che la stessa fosse acquistata dal clan. Non di facile definizione - notano i carabinieri di Bari - è stata l'attività estorsiva attuata dal clan nei confronti di commercianti ed imprenditori edili del quartiere San Paolo nonché degli ambulanti del mercato rionale, a causa della forte componente di omertà diffusa tra le vittime. Ciò nonostante si è riusciti ad accertare che tutti, ad ogni livello, erano tenuti a versare mensilmente una somma determinata in base al volume di affari di ciascuno (fino a 1000 euro mensili), da corrispondere puntualmente il giorno 5 di ogni mese. Coloro che ritardavano il pagamento del pizzo - riferisce il comunicato - venivano avvicinati da esponenti dell`organizzazione e minacciati, così come intercettato durante una conversazione tra il capo Carlo Iacobbe ed il suo consigliere Raffaele Caputo.

Ogni settimana, il venerdì, il clan corrispondeva la paga, detta in gergo "spartenza", sia ai propri accoliti sia alle famiglie dei sodali detenuti, compresa tra un minimo di 250 ed un massimo di 1.000 euro, calcolati in relazione al "grado" ed al lavoro svolto. Le intercettazioni telefoniche che hanno evidenziato la disponibilità, da parte dell`organizzazione, di numerose armi hanno consentito - aggiunge il comunicato - il sequestro complessivo, nel corso di varie operazioni, di 9 pistole, 1 fucile a canne mozze e circa 900 proiettili di vario calibro.

Al riguardo inquietante e dimostrativo per la natura violenta dell`organizzazione è - sottolineano i carabinieri nel comunicato - quanto emerso durante l'operazione del 25.11.2004 in via Riccardo Ciusa. Per impedire la scoperta della "cupa" i responsabili di zona, incuranti del possibile coinvolgimento di civili, progettarono di mandare i "Kamikaze" a sparare contro i militari per farli desistere dalle ricerche, ma l'agguato fu evitato solo perché i carabinieri, che ascoltavano in tempo reale le conversazioni, anticiparono le mosse del clan bloccando i responsabili di zona che non riuscirono più ad impartire i loro ordini ed evitando la strage.