Bari, maxi evasione dal Cpt

In 32 sono fuggiti picchiando gli agenti. Volontè (Udc): "incredibile il silenzio del governo". Polemiche dopo che il cdm ha approvato la riforma della Bossi-Fini che smantella i Cpt trasformandoli in strutture di accoglienza, non a carattere detentivo

Un’evasione di massa. Da quello che non è un carcere, ma tanto ci somiglia. Erano un centinaio i clandestini senza nome che l’altra sera hanno tentato la fuga dal Centro di permanenza temporanea di Palese (sette pachistani mercoledì scorso ce l’avevano fatta), periferia di Bari. Ci avevano già provato nei giorni scorsi, stavolta almeno in parte ci sono riusciti. Inscenando prima una rissa tra loro, ma riservando poi i calci e i pugni veri a poliziotti e carabinieri che cercavano di dividerli. Un escamotage per arrivare ai muri e scalarli.

In trentadue, tutti egiziani sbarcati nei giorni scorsi a Lampedusa, sono spariti sparpagliandosi tra i campi. A quattro di loro è andata meno bene: feriti dopo il salto dalle recinzioni si trovano ora ricoverati in ospedale. Altri quattro sono stati invece arrestati con le accuse di violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Bilancio comunque pesante: quindici gli agenti feriti nella «rissa». Strano invece che tre dei fuggiaschi ci abbiano ripensato decidendo ieri di «costituirsi». Si sono presentati agli uomini in divisa che sorvegliano il vicino centro di prima accoglienza.

Benzina che va ad alimentare le roventi polemiche nate dopo il Consiglio dei ministri che il 28 giugno scorso approvò il disegno di legge delega di riforma della Bossi-Fini e che parzialmente smantella gli attuali Cpt trasformandoli in strutture di accoglienza vera e propria, non a carattere detentivo.

«Come hanno osato poliziotti e carabinieri in servizio al Centro per immigrati di Bari intervenire per impedire le fughe dallo stesso Centro? Non sanno che l’Italia è il solo Stato europeo nel quale, grazie al governo in carica, la qualifica di clandestinità è di fatto abolita?», domanda provocatoriamente, il senatore Alfredo Mantovano (An). «In Italia - puntualizza Mantovano - si può arrivare senza permesso breve, con semplice autocertificazione e restare dopo i 90 giorni senza rischio di essere intercettati; si può operare il ricongiungimento con un numero di familiari che va ben oltre il nucleo ristretto dei coniugi e dei figli; si può presentare domanda di asilo strumentale e dileguarsi quando è stata respinta».

E accuse arrivano anche da Luca Volontè, capogruppo dell’Udc alla Camera che parla di «incredibile silenzio sulle gravissime fughe dal Cpt di Bari che sono figlie della pavidità liquida con la quale Amato indirizza politicamente il ministero degli Interni».

Sarà un caso che proprio ieri il ministro Amato insieme col Gurdasigilli Mastella abbia firmato una direttiva che d’ora in avanti permetterà l’identificazione in carcere dei detenuti extracomunitari da espellere, procedura che finora si espletava nei Centri di permanenza temporanea.

Il provvedimento, recita una nota del ministero, «alleggerirà la pressione sui Cpt, dove questi soggetti venivano destinati al momento della scarcerazione per essere identificati, con un tempo massimo di 60 giorni, dopo essere stati in carcere spesso per anni. Una volta ottenuta l’identificazione il detenuto sarà poi trasferito in un penitenziario quanto più possibile vicino al luogo di partenza del vettore prescelto. E da qui al momento della scarcerazione, che sarà comunicata con debito anticipo dalle autorità carcerarie alla Questura, lo straniero sarà rimpatriato».  Naturalmente a spese nostre.