Da Bari alla Polonia su un bob per essere avvocato-apripista

Vignola, legale pugliese bocciato dal team azzurro, si era tesserato per la nazionale biancorossa. Non si è qualificato ma ai Giochi andrà lo stesso

Purtroppo per lui, stavolta non potrà fare ricorsi, né appelli. Non esiste Cassazione che gli possa restituire il pass olimpico, anche se è un avvocato. A Torino - nel senso di Olimpiade - o ci arrivi con i tuoi mezzi (che siano sci, tavole, pattini o, è questo il caso, bob) o non ci arrivi proprio.
Marco Vignola, avvocato per professione, sportivo per amore (dello sport), polacco per necessità (spieghiamo dopo), ci ha provato fino all'ultimo, con tutte le sue forze - che pure devono essere tante, dentro un fisico da 1,90 per 90kg - fino all'ultima manche del torneo di qualificazione olimpica, a Königsee (Germania). Ha spinto il suo bob con i tre compagni, sono scivolati giù insieme. Sesti, che va bene per la gara, ma non basta per Torino: passavano i primi quattro.
Eppure Marco Vignola è più personaggio di tanti altri assi del bob. Barese di nascita (il 24 gennaio 1970), si laurea in giurisprudenza e diventa, a 24 anni, uno dei più giovani avvocati della Corte d'Appello di Bari. Oltre a divorare libri, però, Marco divora qualsiasi tipo di sport. Sci nautico («alle soglie della Nazionale mi ha bloccato un infortunio al piede»), vela, atletica, full contact. Nel 1997 il colpo di fulmine: è a Cortina, e decide di prendere un taxi-bob. L'emozione è così forte che Marco s'innamora di quella specie di conchiglia sparata dentro un budello di ghiaccio.
Il fisico c'è, il coraggio pure. In tre anni, è il 2000, entra nel giro della Nazionale, finché litiga con il ct, Nicola Belli. È il 2004, vince Belli, Vignola molla. E si cerca un'altra squadra. «Avevo saputo che i polacchi si allenavano per l'Olimpiade ma non avevano un pilota. Mi sono offerto volontario e mi sono trovato un equipaggio».
Negli ultimi due anni ha fatto avanti e indietro tra l'Italia e la Polonia per prendere la cittadinanza. Vignola è arrivato persino a finanziare gli allenamenti della nazionale biancorossa («gli stessi colori del Bari, bellissimi»), a selezionare gli atleti. Così la Polonia ha partecipato alle gare di Coppa del Mondo, con l'avvocato Vignola da Bari come pilota. Primo rammarico: «Se il Cio avesse mantenuto gli stessi criteri di qualificazione olimpica - cioè tutti i team di Coppa qualificati d'ufficio - adesso saremmo a Torino». Secondo rammarico: «Se avessi scoperto prima il bob e mi ci fossi dedicato a tempo pieno...».
Allenamenti, trasferimenti, miglioramenti. Fino al 22 gennaio, fino a Königsee. Alla vigilia della gara, Vignola ci diceva al telefono: «Qualificarci sarebbe un bel regalo di compleanno per me». L'ultimo giorno di gara la sua Polonia ha il pettorale 1. È una maledizione, perché la sera prima è nevicato e la pista, soprattutto all'inizio, è lenta. Vignola e i compagni, in pratica, la puliscono agli avversari. Nonostante tutto finiscono sesti, «a pochissimi centesimi da Torino. Comunque un grande risultato». Bagnato da un po' di ghiaccio e dalle lacrime: «Alla fine abbiamo pianto assieme agli equipaggi che non ce l'hanno fatta».
Non finisce qui, l'avvocato è già al lavoro. Per le udienze a Bari, certo, ma anche per il nuovo progetto: «Vancouver 2010, la prossima Olimpiade. Ce l'ho nel cassetto, come un sogno, più di un sogno. E fra un udienza e l'altra farò l'apripista il 22 febbraio a Torino, per la gara olimpica. Tanto è facile saltare dalla scrivania dello studio legale al seggiolino di un bob».