Bari, tangenti per i funerali: 33 in manette

I carabinieri hanno portato alla luce un
giro di tangenti pagate da alcune imprese di pompe funebri al personale degli ospedali della città
per battere sul tempo i concorrenti e aggiudicarsi più funerali possibile. Nel racket del caro estinto anche il clan camorristico Di Casola

Bari - E’ di 33 arresti e 8 indagati a piede libero il bilancio dell’operazione "Caro estinto" effettuata oggi dai carabinieri di Bari, che ha portato alla luce un giro di tangenti pagate da alcune imprese di pompe funebri al personale degli ospedali della città per battere sul tempo i concorrenti e aggiudicarsi più funerali possibile.

Operazione "Caro estinto" Gli arrestati sono titolari e gestori di pompe funebri, infermieri e personale paramedico in servizio negli ospedali Policlinico, San Paolo e Di Venere e nelle tre cliniche Mater Dei, Villa del Sole e San Giovanni di Bari. Degli questi trenta sono agli arresti domiciliari e tre in carcere. L’indagine, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, ha rivelato come le ditte inserite nel circuito criminale ricevessero sistematicamente le segnalazioni dei decessi (avvenuti o imminenti) da parte degli operatori sanitari degli ospedali, ai quali veniva garantita una mancia tra i 300 e i 650 euro per ogni segnalazione in modo da evitare i contatti dei parenti con altre imprese funebri concorrenti. Quando invece le famiglie ricorrevano a pompe funebri estranee al giro, i titolari di queste erano costretti a pagare una tangente di 100 euro al personale ospedaliero.

Il ruolo del can Di Casola Secondo i carabinieri particolarmente rilevante è la "ricaduta economica del sistema illecito", cioè il meccanismo per cui a rispondere di questi costi erano indirettamente le famiglie dei defunti attraverso la maggiorazione delle tariffe funerarie. "Altrettanto allarmante - dicono i carabinieri - è risultato il coinvolgimento del clan camorristico Di Casola operante a Bari nella gestione illecita delle attività all’interno dell’ospedale di Venere, concretizzatosi nelle minacce agli infermieri e agli impiegati nei vari reparti per imporre le segnalazioni alla ditta funebre controllata dal clan Di Casola".