Barilla svaluta Kamps e i conti vanno in rosso

Il valore della partecipazione tagliato di 639 milioni. Debiti ridotti di 113 milioni

da Milano

Barilla svaluta Kamps per 639 milioni e chiude il 2005 con una perdita netta di 268 milioni di euro al netto della quota di spettanza degli azionisti di minoranza, principalmente Bpi, che possiede il 41% dell’azienda tedesca. È quanto hanno affermato il presidente Guido Barilla e l’amministratore delegato Robert Singer, spiegando come il fatturato del gruppo è sceso leggermente a 4,6 miliardi di euro a seguito del ribasso delle vendite di Kamps. In rialzo, invece, quelle di Barilla Gr (+3% a 2,6 miliardi) che comprende la pasta e i prodotti da forno con i marchi Mulino Bianco e Pavesi in particolare sui mercati internazionali. Per il futuro la Barilla, oltre al riassetto di Kamps, punta sempre più al mercato americano dove intende nei prossimi 5-6 anni raddoppiare la quota di mercato attualmente al 21 per cento.
Prosegue, intanto, la riduzione dell’indebitamento che è sceso di 113 milioni, pur in presenza di investimenti in crescita a 273 milioni, ma che resta a livelli elevati (1.745 milioni). Per quanto riguarda Kamps, secondo Singer, «abbiamo dovuto svalutare per 639 milioni di euro poiché ci siamo resi conto che il prezzo di 1,8 miliardi pagato nel 2002 è stato eccessivo rispetto al valore della società. Noi, comunque, crediamo in Kamps che è in equilibrio finanziario e non è in crisi. La stiamo riorganizzando».
La Barilla, inoltre, rimane aperta al dialogo con la Bpi per la vicenda Kamps ma ribadisce come l’accordo siglato con la banca preveda tempo fino al 2010 per una decisione sulla quotazione della società tedesca di cui l’istituto ha il 41% tramite una Fondazione di diritto olandese. «Il contratto siglato - ha spiegato Singer - non prevede mai la parola garanzia e spiega come abbiamo tempo fino al 2010 per decidere se quotare la società e permettere ai nostri soci di monetizzare l’investimento. Fino a quella data noi ci impegniamo a rimettere in piedi Kamps come nostro dovere di imprenditori, ma resta chiaro che non c’è un dovere a ricomprare la quota. Semmai decideremo di portare in Borsa la società anche a un prezzo non esaltante».
Entro il 2010, infatti, Barilla conta di collocare una tranche del capitale Kamps in Borsa, anche per rientrare almeno in parte dei costi sostenuti finora. Insomma, Barilla ha quattro anni davanti per rilanciare la società dopo averla «ripulita» fino ad oggi: a quel punto Kamps, rivalorizzata, potrà avere un suo spazio sul mercato.
A chi gli chiedeva il motivo della mancata svalutazione da parte Bpi della sua quota in Kamps, Singer ha risposto «che noi l’avevamo preannunciato all’istituto senza comunicare l’importo. Sono nel cda di Kamps e ne erano consapevoli». In ogni caso, ha aggiunto, la società «rimane disponibilissima al dialogo con la Banca», ma la decisione se quotare o no la Kamps nel 2010 spetterà sempre e solo a Barilla. Infine la Barilla promuoverà azioni legali nel momento in cui dovesse essere accertato che le attività di insider trading contestate dalla magistratura di Milano agli ex vertici della Bpi e dei loro sodali abbiano fatto alzare il prezzo dell’acquisto di Kamps, prezzo che appunto nel 2005 la Barilla ha riconosciuto essere troppo elevato.