Il Barocco divide il pubblico, Accardo lo esalta

La platea era vociante: il pubblico della Gog non ha lesinato applausi ed ovazioni: Salvatore Accardo e l'Orchestra da Camera Italiana (Oci) hanno raccolto consensi ed entusiasmi incondizionati. Naturale. Lui, grande artista e grande protagonista della realtà musicale italiana, primo vincitore assoluto nel 1958 del «nostro» Premio Paganini, magnifico esecutore e proficuo didatta, un personaggio dal fascino indiscutibile; loro, i ragazzi dell' Oci, bravi ed affiatati, caricati dal carisma di tanto direttore. Questa giovane orchestra, nata ufficialmente nel 1996, è proprio l'incarnazione della grande passione del Maestro per la didattica, l'occasione che tanti ragazzi talentuosi hanno avuto per perfezionarsi e potenziare doti che nei conservatori spesso non trovano adeguato sviluppo. Ennesimo tributo di stima, quello dell'altra sera, che gli spetta di diritto, anche per questo. Aggiungiamo poi che il programma molto popolare (tutto a base di Vivaldi, comprese le Quattro Stagioni) non poteva non far breccia sulla sensibilità della platea, anche se qualche perplessità l'ha sollevata, specialmente su chi del barocco ha altre idee di esecuzione. Un vero e proprio campo minato, e qui si parla di addetti ai lavori: una «querelle» infinita tra chi vuole un barocco puro, con strumenti originali, fraseggio totalmente diverso rispetto al «sentire» moderno e chi invece preferisce una realizzazione più libera, tutto a partire dalla considerazione che gli spartiti antichi originali sono quasi del tutto privi di indicazioni.
Insomma, a qualcuno senz'altro non è piaciuto, altri probabilmente non hanno accettato alcune scelte di effetti un po' «duri», altri ancora hanno serenamente ascoltato, con più o meno riserve. Una cosa però è certa: ascoltare Accardo è comunque un «dono», non si può certo mettere in discussione l'esperienza e soprattutto l'arte di un così grande personaggio.