Il barocco romano adesso ha il suo museo

Conserva intatto lo splendore delle antiche dimore barocche. Ha un nome importante, «Palazzo Chigi in Ariccia», ed è stata una delle residenze della nobile casata romana che vanta nomi illustri fra papi e cardinali. E proprio i Chigi, tra il 1664 e il 1672, chiesero a Gian Lorenzo Bernini di dare nuovo fasto alla loro dimora. Nell’attuale veste, così come l’aveva pensata il Bernini, trova la sua ambientazione ideale il Museo del Barocco Romano aperto di recente al pubblico in occasione del ventennale (1988 - 2008) dell’acquisizione del Palazzo da parte del Comune di Ariccia. Il museo, nato da un’idea di Maurizio Fagiolo dell’Arco (lo studioso scomparso nel 2002), ospita più di 200 opere della pittura romana tra Seicento e Settecento. Un percorso artistico attraverso le elaborazioni di quei giovani talenti che vissero a Roma e lì diedero vita a un nuovo stile, improntato all’ostentazione del prestigio e agli ideali spirituali e temporali della corte papale, che poi si diffuse in tutta Europa. Accanto agli scorci della città, appaiono madonne e santi con vesti fluttuanti, cherubini, personaggi mitologici e ritratti di vescovi e cardinali. Una raccolta, quella del Museo del Barocco Romano, che vanta opere di artisti di livello. In primis quelli della collezione Laschena e la collezione Ferrari. Si tratta di 14 quadri appartenuti al giurista Renato Laschena e 13 dipinti donati dallo storico dell’arte Oreste Ferrari, con opere di Viviano Codazzi, Mattia Preti, Baciccio, Giacinto Brandi, Pierleone Ghezzi, Luca Giordano, Salvator Rosa.
Corposa la collezione Lemme con i suoi 128 dipinti che in primavera saranno presentati con una «disposizione a quadreria» sul modello delle dimore antiche. Storica, invece, la Collezione Fagiolo, già presente nel palazzo, che comprende 48 dipinti. A queste opere si aggiungono i dipinti e disegni donati dal collezionista Ferdinando Peretti, fondatore della Walpole Gallery di Londra.