Le barricate dei No-Tav sono costate 40 milioni

Riparte la Torino-Lione. Fermi per sei mesi i cantieri. Agnoletto: &quot;Partita aperta&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=272865">Il responsabile dell'Osservatorio</a></strong>: &quot;Ho convinto i sindaci ribelli&quot;

Milano - Quaranta milioni di euro. Spicciolo più, spicciolo meno. Tanto è costato il blocco dei lavori dell’Alta velocità Torino-Lione, imposti a suon di spranghe dal popolo dei No Tav. Il calcolo è semplice: tenere fermo il cantiere di Venaus, preso d’assalto il 6 dicembre del 2005, posto sotto sequestro dalla magistratura, poi dissequestrato e smantellato il 19 giugno del 2006, è costato poco più di 6 milioni di euro. Un milione al mese. Altri dieci milioni di euro sono stati spesi per l’acquisto (finora a vuoto) di macchinari ad alta tecnologia, tra i quali anche una «super fresa» fatta arrivare direttamente dagli Stati Uniti, che in parte sono stati anche danneggiati durante l’assalto. L’altra voce monstre è quella legata ai vari costi d’appalto e di contratto e alla retribuzione degli operai di Cmc, la Cooperativa muratori e cementieri di Ravenna, (società vicina alla Legacoop, che ha anche vinto la gara per costruire l’allargamento della base Usa di Vicenza), «assunti» ma praticamente mai impiegati: 24 milioni di euro.

Cifre che alla Ltf, il consorzio italo-francese Lyon-Turin Ferroviaire, devono ancora quantificare alla virgola, anche se l’importo definitivo non si scosterà più di tanto. Dal 2001 al 2007 le cifre ufficiali parlano di 628,8 milioni di euro spesi finora: 355,8 per le cosiddette «discenderie» (passaggi a forte pendenza tra due livelli, ndr), 59,6 per la direzione dei lavori, 101,1 per gli studi (che sono andati avanti nonostante il blocco) e 112,3 per i cunicoli esplorativi. Di eventuali penali «non si parla, è ancora presto», ci dicono dagli uffici di Avenue de la Boisse a Chambéry.

C’è anche un’altra voce che potrebbe far lievitare i costi complessivi dell’opera. Nell’accordo firmato domenica sera c’è l’impegno per un piano di sviluppo per la Val di Susa che dovrebbe costare 800 milioni. Una voce che andrebbe ad aggiungersi ai 7 miliardi di euro previsti per la realizzazione del tratto italo-francese (l’intero percorso ferroviario dovrebbe costare circa 16 miliardi), ma che secondo l’Osservatorio sono necessari per interrare gli elettrodotti della valle, metterla in sicurezza dai rischi idrogeologici e recuperare le aree dismesse senza togliere altro verde alla popolazione locale. Tutte ipotesi, al momento, visto che al momento non esiste neanche un progetto definitivo, come si affretta a ribadire il presidente della Comunità montana Bassa Val di Susa Antonio Ferrentino, già irriducibile del «No», che parla di «trappolone mediatico» dopo i titoli trionfali dei giornali di ieri: «C’è un’intesa sulle regole, non sul tracciato».

Il più pessimista sui quei 72 km di linea ferroviaria è però l’europarlamentare di Rifondazione comunista Vittorio Agnoletto: «La partita è ancora tutta da giocare - dice al Giornale - per rispettare i tempi stabiliti dalla Ue, i lavori dovrebbero partire entro gennaio del 2010, tra meno di due anni. E al momento non esiste ancora la Valutazione di impatto ambientale, obbligatoria per le grandi opere». Senza contare, aggiunge, che «ad oggi secondo la Ue i costi dell’alta velocità Torino-Lione sono aumentati del 38,2% a quasi 20 miliardi, come recita il rapporto di Bruxelles di 15 giorni fa». Di tutt’altro avviso l’eurocommissario ai Trasporti Antonio Tajani: «Il risultato raggiunto domenica è importantissimo, sono sicuro che l’Italia, come mi ha detto il ministro Altero Matteoli, si impegnerà nella realizzazione di quest’opera». E il popolo No-Tav? L’ultima volta è stato visto domenica a Torino. Erano appena 200.