Barrichello e la Ferrari, fine di un amore

nostro inviato a Budapest

«Porca miseria, ma quanta gente c’è»? Il primo giorno di Rubens Barrichello ferrarista a tempo determinato si conclude così: con l’esclamazione del brasiliano appena entrato nel motorhome della Rossa. «Se volete parlare della gara – attacca – sono disponibilissimo; se desiderate discutere d’altro, per esempio delle sciocchezze che dice certa gente che viene qua senza aver null’altro da fare, allora non ho niente da dire».
Questo il Barrichello-pensiero dopo che la stampa brasiliana ha dato eco alle parole dell’ex campione di F1, Nelson Piquet: «So che Rubens ha firmato per la Bar-Honda, due anni di contratto a partire dal gennaio 2006». Così, benché la Ferrari si celi dietro il prevedibile «per noi non è cambiato nulla, abbiamo due piloti sotto contratto fino al termine del 2006», nel paddock ungherese abbondano copiose indiscrezioni che avvalorerebbero l’addio anticipato di Rubinho. Ad esempio, la settimana scorsa ad Hockenheim sarebbe stato visto nel paddock l’avvocato di Barrichello; e sempre in Germania avrebbe firmato. Si vocifera anche che ci fosse un accordo di massima per comunicare la separazione consensuale nelle prossime settimane, ma che il tam tam brasiliano abbia scombinato i piani. Il diretto interessato ribadisce: «Ci sono tante invenzioni in giro… È come se vi dicessi che Schumi va alla Red Bull… ci credereste?».
Il disamore tra il brasiliano e la Rossa sarebbe nato di recente: la prima volta in cui Rubens pare abbia pensato di lasciare Maranello risale a dopo il Gp di Montecarlo, quando non nascose la sua rabbia per il sorpasso subito all’ultimo giro da Schumi mentre erano rispettivamente 7° e 8°. Il secondo momento a Indy, quando Michael andò al box per l’ultimo pit stop, mentre era secondo dietro a Rubinho. Al rientro in pista si trovò appaiato e a costo di rischiare l’incidente passò, costringendo il compagno a desistere. Da quel momento Barrichello avrebbe intensificato i rapporti con il capo della Bar-Honda, il connazionale Gil de Ferran. «Siamo amici, ovvio che parliamo e che poi ci siano dei pettegolezzi», dice Rubens. Ma proprio il manager sudamericano si è ben guardato dall’affossare la notizia: «Non smentisco. La Bar ha bisogno di due piloti in grado di vincere le corse, e Rubens è uno così. Ne ho altri in lista, ma con lui ho parlato».