Barroso chiede modifiche alla Costituzione europea

Il presidente della commissione Ue vuole che Berlino si impegni a cambiare il criterio del voto all’unanimità sui temi comuni

Alessandro Caprettini

nostro inviato a Lione

Ai capi di Stato chiederà a fine anno di inserire anche l'energia e l'immigrazione tra i capitoli comunitari, alla Merkel, che guiderà la Ue nel primo semestre 2007, che s'impegni all'avvio di una modifica almeno di quella parte della Costituzione che vuole le decisioni unanimi sui temi comuni. Dal cilindro di José Durao Barroso, accusato di immobilismo e sotto pressione da parte del Parlamento europeo per uscire dalla fase di stasi, escono progetti di non poco rilievo. La prima volta l'ha esplicitati in una riunione a porte chiuse della commissione a Profondval, Belgio del Sud, qualche giorno fa. Di ieri il suo intervento «semipubblico» nel seminario che il gruppo del Partito Popolare europeo (Ppe) ha convocato tra il Rodano e la Saona per fare il punto sulle sfide che si presentano all'orizzonte per la Ue.
Discorso molto deciso, quello del portoghese successore di Prodi. Basta coi piagnistei, mettere da parte l'errata idea che si sia allo stallo completo.
Ma accanto alle esortazioni a lasciare dietro le spalle un passato di litigi (Costituzione, budget comunitario) e di incomprensioni (mercato interno da rilanciare) ecco la nota spese inviata ai governi dei 25: stop a 25 mercati dell'energia che cozzano l'uno contro l'altro e basta con le 25 politiche sull'immigrazione che dividono e esacerbano le posizioni. Barroso non ha citato il litigio di pochi giorni fa ad Helsinki tra gli spagnoli che reclamavano fondi comunitari e i tedeschi che hanno replicato di non aver ricevuto un marco quando erano invasi dai turchi. Né ha tirato in ballo la vicenda GdF-Enel. Ma ai presenti eran tutte cose note. Fosse per loro, per il Ppe, si andrebbe avanti per quella via. Ma i governi nazionali faranno altrettanto? Perché alle promesse - s'è sbilanciato Barroso - poche volte fanno seguito i fatti, come è dimostrato dal fatto che tutti e 25 fanno la voce grossa contro la burocrazia comunitaria, ma poi al dunque, quando si decide, proprio dalle capitali giungono minuziose richieste di controlli e di timbri.
Ma la sfida più rilevante il presidente della commissione - che è tornato a chiedere agli industriali del continente una conferenza per dar vita ad un European Reserch Council e cioè ad una megastruttura per la ricerca continentale - l'ha indirizzata ad Angela Merkel, auspicando che per il cinquantenario dei trattati, primavera del prossimo anno, Berlino si impegni all'avvio del superamento del criterio dell'unanimità, da concludere alla fine del 2008 sotto presidenza francese. Barroso vede difficoltoso un recupero o un ripensamento della Costituzione bocciata da francesi e olandesi. Ma chiede che l'Europa sia almeno messa in condizione di rispondere a maggioranza e dunque più velocemente di oggi. «Non si può procedere a nessun allargamento - ha avvertito - se non cambia questo principio».
Che il dibattito sul tema, fermo da mesi, sia riprendendo piede lo dimostrano tutta una serie di prese di posizione. Sarkozy ha illustrato una sua ricetta per noccioli duri che comunque procedano a prescindere dagli altri. Amato ha reso noto che proverà assieme al belga Dahene a riprendere le fila del discorso, grazie ad un gruppo di «saggi» che analizzeranno la situazione. Ma anche Silvio Berlusconi torna a muovere sul campo europeo: il 5 ottobre riceverà a Roma una delegazione del Ppe, tra cui saranno lo spagnolo Mendez De Vigo e il tedesco Brock, proprio per analizzare le possibili vie d'uscita dalla paralisi venutasi a determinare dopo la bocciatura costituzionale e la rissa Londra-Parigi su contributi agricoli e sconto inglese. C'è chi pensa che una via da prendere sarebbe quella dell'armonizzazione fiscale, ma Londra e l'ex-est europeo, diversamente da Parigi, Berlino e Roma, pare non ne vogliano sapere.