BARRY LYNDON L’ultimo dei romantici confessa le sue memorie

Il protagonista del romanzo di Trackeray rivive al Teatro Litta nello spettacolo scritto da Gerardo Maffei

Un ribaldo irlandese truffatore, spadaccino, seduttore, disposto a duellare per amore della sua Nora, tanto cinico quanto affascinante, abile ad ascendere socialmente; Barry Lyndon, protagonista del romanzo di William M. Trackeray, martedì racconterà le sue avventure attraverso il monologo scritto, diretto e interpretato da Gerardo Maffei, Memorie di Barry Lyndon, presentato in prima nazionale sulla scena de La Cavallerizza del Teatro Litta.
Conservando i toni sarcastici e taglienti dell'autore, Maffei approfondisce ed estrapola - dal romanzo picaresco che venne pubblicato a puntate su una rivista inglese nel 1844, tacciato di immoralità, ma anche per questo considerato affascinante - quello sguardo disincantato, innocente e al contempo crudele dell'avventuriero settecentesco. Se con il suo solito realismo Stanley Kubrick traspose cinematograficamente l'opera di Trackeray, dando vita a un film d'epoca, Maffei abbraccia la sfida di dipingere il mascalzone Lyndon nella sua immensa e totale umanità. Direttore artistico della compagnia toscana Quinto Settano, Maffei pone l'attenzione su questo ragazzo, simbolo dell'individualismo imperante ai giorni d'oggi: «Ho letto il romanzo e sono restato colpito dalla sua straordinaria attualità. La storia è universale, quella di un uomo che si innamora senza essere ricambiato e disilluso intraprende, inconsapevolmente, la strada del successo; spietato, eticamente scorretto, si conforma ai modelli imposti dalla società di allora, moralmente fuorvianti».
Costretto all'interno di un carcere, Lyndon si abbandona a quelle allucinazioni leggere tipiche della malattia del Delirium Tremens e come in un dialogo ideale con la madre, il ragazzo si confessa, ricomponendo le tessere del puzzle della sua esistenza. «Barry Lyndon, imprigionato in una dimensione di costrizione vivacizzata da un drappo rosso, colore del sangue, della violenza, del vino e della nobilità, si agita e ripercorre le tappe della sua vita, su una scena disseminata di calici rovesciati, simbolo della decadenza. Io ho puntato ai suoi pensieri, alle sue emozioni, al suo impeto nel momento in cui si scaglia contro la madre, rea di avergli impartito regole morali che a nulla sono servite. Per portare in scena a perfezione le manifestazioni del Delirium Tremens ho vissuto da vicino l'esperienza osservando una persona affetta da questa patologia. Senza vestire i panni del sacerdote morale, privo di qualsiasi intenzione di accusare, né di approvare la condotta di lord Barry, la mia interpretazione si limita a offrire alla platea uno spettacolo di emozione e di invito alla riflessione». Accompagnato da musiche meno commerciali dei Duran Duran, quelle che hanno rappresentato la colonna sonora della generazione degli anni '70 e '80, Maffei veste i panni dell'ultimo dei new romantics.
Memorie di Barry Lyndon
Teatro Litta
dal 22 gennaio
Ingresso: 12-9 euro
Informazioni: 02.86454545