La Bartoli «proibita» ma con poco mordente

«Musica proibita» perché Musica e basta non vende mentre il proibito intriga. Vietata da molti papi, fra ’600 e ’700, alle donne (il «papa Minga» arrivò a far demolire un teatro) che a Roma non potevano calcare le scene d’opera e al loro posto c’erano, benedetti, i castrati. Opera proibita ossia il nuovo cd-compilation, campione d’incassi, del mezzosoprano Cecilia Bartoli stavolta con Les musiciens du Louvre diretti (fiaccamente) da Marc Minkovski. Sono pagine da Oratori italiani di Händel e Antonio Caldara e da Cantate sacre e profane di Alessandro Scarlatti. Capolavori. La Bartoli è al solito elegante, attenta agli «affetti» (sentimenti) della parola, di ottimo gusto musicale. Certo. Questi sono brani scritti per chi, come i castrati del XIX secolo, aveva una tecnica belcantistica mirabolante. A resuscitarli davvero ci vorrebbe la Horne degli anni d’oro: quella che registrò un immaginifico, premiatissimo disco haendeliano con i Solisti Veneti di Scimone. Qui, invece, le fioriture, un po’ uniformi e poco mordenti, non hanno la visionarietà travolgente del Barocco. Chi s’accontenta - molti sono contentissimi - godrà.

Cecilia Bartoli Opera proibita (Decca)