Bartolomeo di Recanati

Nacque a Fermo nei primi del secolo XV ed entrò nell’ordine dei cosiddetti Apostolini, sorti come reazione al movimento degli eretici «apostolici» del famoso fra’ Dolcino. Diffusi soprattutto nell’Italia centrale, gli Apostolini avevano un convento chiamato Santa Maria Piccola a Fermo. Bartolomeo, frate laico, nel 1439 si portò a Recanati, dove fondò una comunità di Apostolini nel monastero già benedettino di San Giovanni in Pertica. Dopo qualche anno le numerose comunità apostoline delle Marche vennero riunite in congregazione e Bartolomeo ne fu eletto superiore o «padre spirituale», come si diceva, nel 1452. Nel 1496 la Santa Sede decise di fondere la congregazione degli Apostolini con quella dei milanesi Barnabiti di Sant’Ambrogio, ma Bartolomeo di Recanati era morto fin dal 1473. Nel 1643, malgrado la fusione di un secolo e mezzo prima, il numero degli appartenenti si era così ridotto che il papa stimò necessario sopprimerne la famiglia religiosa, che mai più venne ricostituita. Il corpo di Bartolomeo di Recanati fu sepolto nella chiesa della sua congregazione a Recanati, dove cominciarono subito ad arrivare testimonianze di miracoli ottenuti dalla sua intercessione. Fu necessario approntare la prescritta documentazione notarile e già nel 1480 di parlava di canonizzazione. Il corpo venne traslato più volte e solo un secolo dopo, forse per un equivoco sulla scritta apposta sul sepolcro, il popolo cominciò a chiamare il Beato col nome di Placito (dalla parola «placidus», una delle tante nell’epigrafe). Col tempo, certi biografi pensarono a due persone diverse.