Bartolomeo

Il nome di questo Apostolo era probabilmente Natanaele Bar Talmai, cioè figlio di Talmai o Tolmai, da cui Bartolomeo. Nei vangeli è chiamato in tutti e due i modi. Nel Vangelo di Giovanni si vede Gesù che arruola Filippo tra i suoi Apostoli; Filippo, a sua volta, annuncia a Natanaele di avere incontrato il Messia. Natanaele, saputo che Gesù è di Nazareth, dubita che da quella cittadina della Galilea possa uscire qualcosa di buono. A quanto pare, deve essere un discreto conoscitore delle Scritture e sa che il Messia dovrà venire dalla Giudea, da Betlemme per la precisione. Ma neanche Filippo sa che, in effetti, Gesù è nato proprio a Betlemme. Comunque, Natanaele segue l’amico e, appena Gesù lo scorge, gli dice di averlo visto «sotto il fico». Tanto basta a Natanaele per riconoscere in Gesù il Messia. Cosa stesse facendo o pensando di speciale «sotto il fico» Natanaele non è dato sapere, visto che il vangelo non lo dice. Comunque, dopo la Resurrezione, questo Apostolo pare sia andato a predicare in India, portando con sé il vangelo di Matteo scritto in aramaico. Secondo altre tradizioni sarebbe andato in Mesopotamia e nella regione dei Parti. In Armenia avrebbe liberato dai demoni e convertito la figlia del re Astiage; questi, per vendetta, lo avrebbe fatto crocifiggere e scuoiare vivo. Le reliquie del santo, dopo peripezie, finirono verso il 580 nell’isola di Lipari. Nell’838 il duca di Benevento, Sicardo, accorse a difendere l’isola dai saraceni e le portò nella sua città. Nel XIII secolo la pelle dell’Apostolo era conservata (pare) a Pisa e il suo cranio a Francoforte.