La base padana sconfessa i vertici «Così fate il gioco della sinistra»

La linea del Piave è la frequenza di 103.500, la frequenza di Radio Padania Libera. E qui che, quotidianamente, si tastano gli umori della base, si ascoltano i borbottii di pancia di un popolo di «lotta e di governo» che vuol vederci chiaro. Anche e persino sul caso più controverso degli ultimi tempi, il caso del deputato Alfonso Papa, bocciato, con il marchio d'infamia della colpevolezza e spedito direttamente, avant'ieri, da Montecitorio a Poggioreale.
Solo che questa volta, nel contenitore politico più seguito, quel «Che aria tira», condotto da Roberto Ortelli, i leghisti che telefonano in diretta sono un po' border line. In altre parole, non tutti concordano con la linea del «duri e puri», adottata dai loro parlamentari, che in tandem con la sinistra ha inesorabilmente condannato Papa. Via alle reazioni e alle telefonate, dunque. «Sono leghista della prima ora - precisa Susanna da Brescia -, ma trovo che sia stato sbagliato votare per la condanna di Papa, in questo modo proprio noi della Lega abbiamo stabilito un precedente pericoloso, perché ora la magistratura chiederà una testa dopo l'altra e cercherà, con questo modo di procedere, di far cadere i governi che sono stati scelti dagli elettori. Il Parlamento non doveva prendersi la responsabilità di condannare, perché così si fa il gioco della sinistra e di certi giudici». Se fossimo in Francia si potrebbe definire impec, impeccabile, l'intervento di Susanna, ma siamo in Padania, e al grido di «Padania Libera» che, come la cronometro al Giro, fa da prologo a molti interventi, ci pensa Antonello della provincia Monza-Brianza a puntualizzare che «la Lega ha fatto bene a fare quello che ha fatto, perché si sta ripetendo la storia del '93-94 e bisogna far piazza pulita delle mele marce, se ci sono. Ma - avverte e preconizza l'ascoltatore che seleziona la frutta - devono pagare anche loro, i comunisti mica sono tutti onesti e puliti». Così tra un sms (pochini per la verità) e una telefonata, la linea della base si «delinea»: i leghisti della prima o della seconda ora, poco importa, sono divisi sul sì all'arresto di Papa, sconcertati dal salvataggio di Tedesco, il senatore Pd che invece, rimane tranquillo al suo posto, ma uniti sul fatto che prima di tutto e, soprattutto, bisogna arginare lo strapotere della magistratura rossa che vuole fare e disfare i governi, e sulla necessità di ripristinare l’immunità parlamentare che, sull'onda del giustizialismo di Mani pulite, fu spazzata via all'epoca del pm Di Pietro.
«La posizione della Lega l'ha espressa bene Maroni - tuona Enrico da Brescia - dobbiamo vigilare, non dobbiamo cadere nelle imboscate dei vari Di Pietro, l'articolo 68 va ripristinato, non si può far arrestare un parlamentare così». E a gamba tesa interviene Luca da Torino: «Io sono garantista e resto garantista anche in questa occasione, ma bisogna fare subito la riforma della giustizia. La magistratura sta giocando sporco, è fuor di dubbio, ma io consiglierei anche al Pdl di farsi un bell'esame di coscienza e di fare più attenzione a chi porta in casa». E Marco da Lecco tira le sue conclusioni. «Attenzione, perché con la vicenda Papa, con il voto della Lega, i sinistrorsi hanno cominciato a specularci sopra. Ma un conto e la disonestà che, se c'è, deve essere colpita, e un conto è la volontà dei magistrati di arrivare alla Camera o al Senato per far crollare il governo. Quindi? Dobbiamo tornare all'immunità parlamentare». E Luisa da Vercelli aggiunge: «La legge debbono rispettarla tutti, ma il Parlamento non può condannare, così, a priori. In questo modo si distrugge la vita di una persona». E, per tirare le somme, sono almeno tre gli ascoltatori che chiosano allo stesso modo: «Chissà perché Penati aspetta fiducioso che la giustizia faccia il suo corso, forse perché, come tutti quelli di sinistra sa che non ha niente da temere da questi giudici?». Già, chissà.