La base in rivolta contro Di Pietro: nascono comitati per la "glasnost"

Sul web centinaia di militanti contestano la mancanza di trasparenza
nell’Idv. E ieri a Bologna la prima assemblea dei frondisti

L’allarme, un vero Sos, nell’Idv lo suonano i suoi stessi iscritti, prima organizzandosi su internet, ora anche con assemblee autopromosse. È una fronda che ormai è un problema serio per Di Pietro, e che in modo sempre più forte e capillare chiede un rinnovamento nel partito, con un’insegna che ha un nome e cognome: Luigi De Magistris. Il gruppo di 1.200 persone, tra militanti, iscritti, simpatizzanti (ma anche qualche dirigente locale e nazionale), che ieri ha indetto un raduno a Bologna per la prima assemblea di «Sos Italia dei valori», è un segnale chiaro e preoccupante per Tonino (e molti dei suoi lo descrivono teso e nervoso in quest’ultimo mese).

Anche perché nelle intenzioni dei frondisti il meeting bolognese è solo un prologo per altri comitati di dipietristi ribelli. Il motivo è presto detto: «La base protesta, chiede di rafforzare gli spazi interni di democrazia e che venga svolta una politica - si legge nel comunicato del gruppo Sos Idv - coerente con i valori fondanti del partito, di legalità, merito e trasparenza».

Il malcontento prende corpo sulla Rete, lo strumento che Di Pietro ha scelto (sulla scia di Grillo) come ariete per sfondare nella «società civile», quelli delusi dalla politica e sedotti dall’antipolitica. Il rischio, però, con questa fetta di opinione pubblica, è che si rivolti contro non appena il movimento appaia come il solito partito di acchiappapoltrone e riciclati, rischio molto forte per l’Idv soprattutto meridionale.

In questo tumulto della base, che ha trovato molto spazio su Micromega di Flores D’Arcais (notoriamente vicino all’ala demagistrisiana dell’Idv, molto meno all’apparato dipietrista), ci sono anche delusi che occupano una poltrona ai vertici dello stesso partito. Uno di loro è l’ex consigliere di Tonino al ministero delle Infrastrutture, Giuseppe Vatinno, attualmente responsabile nazionale Energia e Ambiente dell’Idv. L’ex consigliere di Di Pietro vuole dar vita a una corrente interna, per adesso solo virtuale (ma sta sondando e arruolando qualche parlamentare... ), che si chiama «Perestrojka e glasnost», cioè ricostruzione e trasparenza come nell’Urss di Gorbaciov, metafora più che esplicita sulla democrazia interna (ed esterna) del partito. «A livello soprattutto locale nell’Idv c’è una classe dirigente che ha avuto problemi - spiega Vatinno - non c’è trasparenza, lo stiamo dicendo da anni, ma purtroppo il partito è pieno di personaggi molto ambigui, perché non c’è una vera selezione della classe dirigente. L’assemblea di ieri a Bologna è una prima iniziativa, abbiamo approvato un documento che sottoporremo a Di Pietro, vogliamo democrazia e primarie nell’Idv.

Ma ci saranno riunioni autoconvocate in tutte le regioni, entro un mese a Roma e Modena. Vogliamo costruire un luogo di espressione del malcontento nei confronti del partito per avere coerenza tra “predica” e “pratica”». Invitati pare già confermati alla prossima assemblea dell’Idv anti-Tonino? De Magistris e Sonia Alfano.
Sul sito di Micromega si sprecano le lettere di delusi e tesserati che hanno gettato la spugna. Mail di militanti che hanno per titolo «Perché diciamo addio all’Idv», o «Credevo in questo progetto, ora sono ferita e delusa», o «Un partito con problemi di democrazia». Nel circuito dei gruppi internet, tra Facebook e YouTube, circola il video dell’ex consigliere comunale Idv di Gorizia, Francesca Tomasini. Un clip dove la giovane (ex)dipietrista spiega: «Non tolleravo più il bassissimo livello di democrazia interna, di trasparenza, di meritocrazia, l’assenza di regole, lo sfruttamento fine a se stesso e l’ipocrisia che ho visto imperversare indisturbatamente e sempre di più».

Altri gruppi autocostituiti sempre su Facebook chiedono a Di Pietro un passo indietro, per lasciare il posto a Luigi De Magistris. C’è addirittura chi vorrebbe Leoluca Orlando leader dell’Idv. Chiunque, ma non più Di Pietro. Il capo è sotto processo per i molti errori commessi nella scelta dei vertici regionali, delle candidature, per le compromissioni dell’Idv con affari poco chiari. La sua linea però è sempre quella, «le mele marce possono esserci, ma le cacciamo». Tonino punta al congresso dell’Idv, per incassare un plebiscito (grazie a regole congressuali blindatissime). Ma l’impressione generale, nella base, è che le mele marce non solo restino, ma crescano a vista d’occhio.