La base teme il flop elettorale e chiede a Casini di ricucire

Dissensi sulla linea della fronda alla Cdl, resa dei conti rinviata a dopo le amministrative

da Roma

«Io non ho paura di essere minoranza, non ne ho con Giovanardi come non ne ho mai avuta come partito che nel centrodestra è sempre stato minoranza. Ma il problema è che la nostra base non capisce la conflittualità con gli alleati. E i casi sono due: o il gruppo dirigente ha sbagliato comunicazione, oppure vuol dire che alla base non piace questa linea». Sorride, serena nella sua logica stringente, la delegata pesarese Claudia Palazzetti, architetto quarantenne, che se le evochi il nome di Forlani, Arnaldo ancor più di Alessandro, si illumina radiosa. E quando dice «la base» non intende soltanto gli elettori ma anche e ancor più i quadri intermedi, consiglieri, assessori e amministratori locali, se subito aggiunge: «È forse un caso, se in quasi tutti i comuni dove si vota, facciamo lista con la Cdl, allineati e coperti sperando di non perdere voti?».
Lassù, sul chilometrico palco dove lo stato maggiore ascolta la relazione del segretario Lorenzo Cesa, certamente è ben noto quanto ribolle nella pancia dell’Udc. Non è soltanto quel 10% dei 1.700 delegati che ha firmato la mozione di Carlo Giovanardi e ne sostiene la candidatura alla segreteria, a nutrire una vena di disagio, ancora qualche sospetto che il gran timoniere Casini finisca col portarli sulle orme di Marco Follini, una dose massiccia quanto inconfessata di horror vacui che attanaglia chi si trova ormai da troppo tempo in mezzo al guado e non vede ancora aprirsi le acque del passaggio. Stefano Sassano, avvocato 38enne che è stato sindaco di Guidonia, bacciniano («sono vicino a Mario, ma anche amico di Lorenzo» precisa), ammette e rivendica: «Sì, siamo in mezzo al guado, ma alternativi alla sinistra». E se le amministrative dovessero andar male, confermando i disastrosi (per l’Udc) sondaggi declamati da Berlusconi? «Prenderemo atto del risultato, e valuteremo il da farsi», risponde serio l’ex sindaco.
L’impressione è che nonostante questo sia il primo congresso dell’Udc dove il segretario unto da Casini deve vedersela con un concorrente, domani sera la conclusione sarà serena e senza lacerazioni, unitaria non è escluso, perché il redde rationem e la messa in discussione della linea Cesa-Casini, sono rinviati al dopo elezioni. L’onorevole Emerenzio Barbieri, bastian contrario storico, dice che questa «è una chiave di lettura assolutamente corretta», pur sottolineando che appunto, essendoci due liste e due candidati alla segreteria, «anche i delegati della maggioranza che tacciono, stavolta possono dar voce al proprio dissenso». Tant’è che né lui né Giovanardi si sbilanciano nella previsione, «di certo non scenderemo sotto il 10%». Giù in platea, Lucia Ciampi consigliera comunale a Urbino, 64 anni, rincara la dose: «I maggiorenti stanno con la segreteria, ma io che ho contatto diretto con gli elettori, posso assicurare che non condividono».
È dunque un congresso congelato, quello che si sta dipanando alla Nuova Fiera di Roma, in attesa del Godot elettorale? «Andare a congresso 40 giorni prima delle elezioni, comporta il dovere di una sintesi, pur se su posizioni chiare», spiega il vicesegretario toscano Franco Banchi, insegnante di 48 anni, che è stato consigliere regionale. Il quale però, ammette: «Sì, dopo le elezioni ci sarà il vero chiarimento», e rimprovera che «essere alternativi a Bertinotti non ci vuole poi tutta questa fatica. Ma bisogna essere alternativi anche alla Bindi, al partito democratico e pure al socialismo riformista, perché il centro europeo è questo, non altro».