Basile & C ingabbiano la montagna Yao

Oscar Eleni

Gianluca Basile, principe guerriero della zolla, diventato campione scoprendo giorno dopo giorno il proprio talento, idolo di Bologna nella contrada dell’Aquila, uomo d’oro per un Barcellona dove Dusko Ivanovic ha provato a farlo diventare soltanto un comprimario, porta l’Italia alla cerimonia del te nell’esordio mondiale annichilendo la Cina che all’ombra di Yao Ming non vede il sole mentre sorge.
Italia bella, graffiante, ispirata al tiro, 52 per cento da 3 punti, solida negli uomini che aspettavamo, cominciando dal suo capitano che ha esaltato tutti gli altri, dal Mason Rocca capace di sfinire Yao Ming, pur rendendogli oltre 20 centimetri, a Soragna, l’uomo che sa dire la verità anche ai compagni troppo accarezzati, al Mordente che ha fatto progressi straordinari perché non si è fermato a rimirarsi in uno specchio, ricominciando da Reggio Emilia, arrivando al titolo con Treviso, al Luca Garri che se riuscisse a tenere un po’ di più in difesa sarebbe perfetto, al Gigli che ha capito subito la lezione.
Serviva fare bene la prima mossa dentro la scatola dell’Hokkaido Prefectural Centre di Sapporo, non fallire come è capitato alla Serbia detentrice del titolo e messa a sedere dalla Nigeria di Ime Udoka o al Brasile, mandato subito dietro la pagoda dall’Australia, nella prima giornata delle festa di Tanjevic contro la Lituania e del clamoroso esordio del Libano - difficile spiegare lo stato d’animo di questi giocatori scappati dalla guerra - vincitore sul Venezuela con i 35 punti di El Whatib.
Carlo Recalcati il saggio ha costruito la scatola per incatenare Yao Ming che alla fine è scoppiato dopo averci fatto 30 punti, preso 9 rimbalzi, ma soprattutto ha liberato la mente dei veri pretoriani del gruppo dopo aver aperto il gioco guardando bene le reazioni di un Belinelli fin troppo saggio, di un Gigli al primo impatto duro, di un Di Bella che faceva fatica a capire il mondo intorno a lui. Basile per aprire il gioco, che poi ha anche chiuso (27 punti, 4 su 5 da tre, 3 assist, 3 recuperi, nessuna palla persa) per richiamare all’ordine una difesa che diventava cremosa con Marconato.
Preso un parziale di 9-0, dopo i regali del Baso, ecco suonare l’ora dei graniceri: Rocca per le cose impossibili, Soragna per dare una logica ferrea all’attacco, Mordente un furore difensivo esaltante e una calma al momento del fuoco davvero invidiabile, poi Michelori, altro leone, e il Garri che quando parla soltanto con le mani è davvero bellissimo, recuperando nella lotta Gigli al momento giusto.
Un tempo per soffrire (16-17), uno per capire (39-35 dopo aver avuto anche 7 punti di margine 2 volte), poi la cordata per reggere all’urlo di Yao Ming (12 su 16 al tiro), cercato e non più trascurato, la reazione e la fuga scoprendo quello che il lituano Junas Kazlauskas non riusciva a spiegare prima al suo interprete e poi a giocatori che non sanno davvero che cosa sia la difesa, che si perdono facilmente, come del resto accadde contro l’Italia ai Giochi di Atene, strani tipi che ancora pensano che basti un buon tiro per chiudere certi discorsi, peccato che ci siano pure gli avversari, peccato che serva anche organizzarsi e l’Italia, usando spesso la zona, ha legato il pacco arrivando poi fiduciosa in zona nemica sbagliando pochissimo senza sorride davanti al piumino cinese.
Yao Ming, uno che spopola nell’Nba, alla fine si è inchinato stupito dalla precisione balistica del generale Basile e dei colonnelli: «Mai visto una squadra tirare così bene».
Lo capiamo, ma questo non deve naturalmente illudere Azzurra che questa mattina, ore 9.30 italiane, scoprirà una tigre che nei nostri villaggi ha sempre mangiato volentieri, la Slovenia di Nachbar e Becirovic che neppure si è accorta del Senegal, mentre gli Stati Uniti scoprivano il solito Portorico degli esordi, ispirato da Arroyo, il cannoniere di Orlando, subendo addirittura 100 punti, che però non sono bastati a farli piangere.
La Slovenia ha talento, fisico, sa come farci perdere il filo del gioco, ma se Belinelli vedrà un altro sole, se Soragna, Mordente, Michelori e Rocca sapranno trasmettere agli altri la loro voglia di non accettare la logica, allora si potrebbe anche continuare a bere te verde nella sala delle sculture di ghiaccio.