Basilea, faccia a faccia tra Fazio e Trichet

Riforma del risparmio, mercoledì in Senato riprende la discussione

Gian Battista Bozzo

da Roma

A Manchester non si sono incontrati, per la rinuncia del governatore di Bankitalia a partecipare al Consiglio informale Ecofin. Ma ieri pomeriggio Antonio Fazio e il presidente della Bce Jean-Claude Trichet si sono visti all’interno della torre della Banca dei regolamenti internazionali, a Basilea. Come accade ogni mese, agosto escluso, oggi i banchieri centrali del Gruppo dei Dieci si vedono nella città svizzera per discutere della congiuntura economica globale e di politica monetaria. L’incontro informale di ieri pomeriggio può aver rappresentato l’occasione giusta per uno scambio di parole fra il governatore italiano e il presidente della Banca centrale europea sul caso Antonveneta.
Con Fazio hanno fatto il loro ingresso nella sede della Bri anche il direttore generale Vincenzo Desario e l’ex capo della Vigilanza di Bankitalia Bruno Bianchi, oggi consulente esterno del governatore. È proprio la presenza di Bianchi a Basilea a far pensare che il caso Antonveneta possa esser stato oggetto di discussione tra Fazio e Trichet in un incontro bilaterale, oppure nel corso della cena nella foresteria della banca. All’uscita dalla Bri, Trichet ha affermato di «non aver niente da aggiungere a quanto detto sabato», mentre Fazio si è limitato a comunicare l’intenzione di fare «una bella passeggiata». No comment anche da parte degli altri banchieri.
Durante la due giorni di summit europeo in Inghilterra, Trichet ha fatto sapere che la Bce ha richiesto a Bankitalia «informazioni supplementari» sui procedimenti autorizzativi nei confronti della Banca popolare italiana (ex Lodi) e della Abn Amro, entrambe interessate ad Antonveneta. Informazioni che dovrebbero essere pronte per la prossima riunione del Consiglio Bce, in programma giovedì a Francoforte. La Banca centrale europea - su questo punto Trichet è stato assai chiaro nel suo intervento a Manchester - si limiterà a verificare puntualmente il rispetto delle regole di concorrenza e di vigilanza all’interno dell’area euro. Su tutti gli altri argomenti riguardanti il governatore e il suo futuro, ha aggiunto Trichet, le competenze spettano alle istituzioni italiane: governo, Parlamento, la stessa Banca d’Italia e il suo Consiglio superiore.
Alla Bce spetta dunque l’approfondimento sul piano tecnico-giuridico, mentre la «patata bollente» dal punto di vista politico e legislativo resta in mano al governo e ai partiti. Mercoledì riprende al Senato la discussione intorno alla legge sul risparmio. Il governo ha presentato un emendamento al testo che prevede l’introduzione del mandato a termine (sette anni) per il governatore della banca centrale, il rafforzamento del Direttorio e la modifica dell’assetto azionario dell’istituto di via Nazionale. Su quest’ultimo punto, soprattutto, si concentrano le critiche di Fazio e dei parlamentari vicini al governatore. Il passaggio della «proprietà» di Bankitalia dalle banche private a nuovi azionisti come Regioni o Fondazioni significherebbe, di fatto, la scomparsa del Consiglio superiore come oggi lo conosciamo. Ed è il Consiglio, composto di 13 membri, a deliberare formalmente la nomina o la revoca dei governatori.
«Il Consiglio farebbe bene a riunirsi e difendere l’indipendenza dell’istituzione, votando la fiducia al governatore», suggerisce il ministro delle Riforme Roberto Calderoli, esponente della Lega Nord schierata a favore di Fazio. Il Carroccio resta contrario all’idea di una mozione di sfiducia parlamentare nei confronti del governatore, ipotesi che peraltro non trova più sostenitori convinti né a sinistra né nella maggioranza. Secondo Enrico Morando (Ds) l’Unione dovrebbe presentare al Senato un ordine del giorno, invitando il governo a ritirare la fiducia al governatore e a chiedere la convocazione del Consiglio superiore per la revoca.