In basilica tanti fedeli di comunità straniere

Formigoni: «Riflessione su chi rischia la solitudine»

C’erano tanti fedeli, anche di comunità cattoliche straniere, ieri nella basilica di Sant’Ambrogio ad ascoltare il Discorso alla città del cardinale Dionigi Tettamanzi. C’era la comunità coreana, quella dei copto cattolici, dei latinoamericani e africani. Presenti tutte le principali cariche istituzionali, dal sindaco Gabriele Albertini al presidente della Provincia Filippo Penati, il questore Paolo Scarpis, il nuovo prefetto Gian Valerio Lombardi, alti ufficiali dei carabinieri.
«La città globalizzata rischia di essere un arcipelago con isole che non comunicano. Occorre rinsaldare i ponti. E ha ragione il cardinale Tettamanzi a parlare di reti spezzate che si ricostruiscono sul dialogo e sulla cittadinanza», è il commento del presidente della Camera di commercio Carlo Sangalli al Discorso alla città del cardinale. «Occorre - prosegue - un “nuovo welfare” che valorizzi la sussidiarietà tra pubblico e privato, e che è la strada percorsa in questi anni dalle istituzioni milanesi, per “accorciare” la città, le distanze tra ceti, tra centro e periferia». È «un forte discorso» che testimonia «un grande impegno». Così il presidente della Provincia Filippo Penati ha commentato le parole di Tettamanzi. Secondo Penati, il cardinale ha parlato di «diritti a un futuro migliore, per le giovani coppie, di diritto di voto, l'espressione più alta per dare la possibilità di partecipare alla cosa pubblica anche a coloro che vengono da lontano». Il governatore Roberto Formigoni non ha potuto partecipare alla celebrazione in Sant'Ambrogio ma ha letto il testo integrale: «Un discorso certamente all'altezza della tradizione, che mette al centro la riflessione sul tema della città e della condizione umana al suo interno, cogliendo gli aspetti critici, cioè che le persone rischiano la solitudine e l'anonimato».