Basilicata, 104 nomine in una notte Poltrone anche ai parenti dei politici

Pioggia di incarichi negli enti regionali: uno ogni 6mila abitanti. L’Unione lascia le briciole a Forza Italia. An attacca. I Radicali: «Clientelismo da lupi affamati»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

E poi dicono che al Sud non si lavora. Per nominare in un colpo solo 104 amministratori di enti e società pubbliche, al Consiglio regionale della Basilicata hanno fatto notte. Riunioni, consultazioni, schemi di divisione tra i partiti, liti fino alla fumata bianca, rappresentata da un comunicato ufficiale intitolato «Effettuate le nomine di competenza del Consiglio regionale» e pubblicato sul sito internet della Regione in piena notte, alle 2.36 del 1° novembre.
I fortunati hanno ricevuto la buona novella sul computer. A Potenza raccontano di scene tragicomiche, con candidati andati a letto la sera prima certi di avercela fatta. Brindisi con gli amici, telefonate di congratulazioni, poi tutti a nanna soddisfatti, ignari dell’amaro risveglio.
Una lotteria. Con 6.759 istanze presentate da 1.755 persone. Tutto per 104 posti da assegnare. Considerata la popolazione lucana, un incarico ogni 6mila abitanti, anziani e bambini compresi. Con queste proporzioni, in Lombardia avrebbero prodotto 1.500 nomine.
Per mesi i partiti hanno discusso senza trovare l’accordo. Alla fine, hanno delegato il presidente del Consiglio regionale Maria Antezza (Ds). Che ha dovuto ricominciare tutto daccapo: consultazioni con i partiti, «audizioni» dei capigruppo, spartizioni col bilancino. Fino alla decisiva maratona notturna, conclusa con una dichiarazione che sa tanto di liberazione: «È stato un compito molto difficile».
Naturalmente, con 104 caselle occupate, capita di imbattersi in gustose coincidenze familiari. Esempi. Pietro Simonetti, transitato dalla Commissione per le politiche del lavoro a quella per i lucani all’estero, è un ex consigliere regionale del Pci, oltre che fratello dell’attuale consigliere regionale Emilia (Rifondazione); Raffaele Vita, nominato amministratore dell’Azienda di edilizia residenziale di Potenza, è fratello del consigliere regionale Rocco (Ds); Angelo Sardone (Udeur, come la cugina Rosa Mastrosimone consigliere regionale) si è dovuto dimettere da assessore comunale a Matera per poter diventare amministratore dell’Azienda di edilizia residenziale nella stessa città; Rocco Rivelli, messo a capo dell’Ente Parco delle Piccole Dolomiti Lucane, oltre che segretario di Rifondazione in provincia di Matera è fratello di Rosa, assessore provinciale; Anna Fulgione (Verdi), designata presidente dell’Ente per il diritto allo studio, è stata vicesindaco a Potenza nonché assessore provinciale; nello stesso ente, ma in qualità di consigliere, si accomoda Fernando Picerno, consigliere comunale di Forza Italia a Potenza; Annamaria Botta, ex sindaco di Lavello (Potenza) e senatrice mancata dei Ds, approda alla Commissione pari opportunità.
Insomma ce n’è per tutti. O quasi. In una regione in cui il centrosinistra vince con il 67% e il trio Ds-Margherita-Udeur raccoglie il 50%, chiedersi chi abbia fatto la parte del leone è retorico. Nella maggioranza solo Italia dei valori e Sdi mugugnano. Non si lamentano i Radicali, avendo contestato non solo le nomine («clientelismo da branco di lupi affamati»), come spiega Maurizio Bolognetti, ma l’esistenza stessa di «carrozzoni come le Commissioni per la determinazione delle indennità definitive, che dovranno svolgere il delicato compito di stabilire il compenso delle persone nominate».
È nel centrodestra che si è consumata la vera frattura. All’indomani della lunga notte delle nomine, Cosimo Latronico, candidato governatore sconfitto nel 2005 e ora capogruppo di Forza Italia, esalta pubblicamente le scelte del presidente Antezza. Sembra il sigillo alla grande abbuffata bipartisan, ma il leader del Polo viene sconfessato da An e Udc, rimaste a bocca asciutta a differenza di Forza Italia. Nei giorni precedenti, erano circolate «ipotesi di lavoro» che prevedevano per l’opposizione 40 posti così divisi: 15 a Forza Italia, 12 all’Udc, 9 ad An e 6 al Movimento per le autonomie.
Troppi, secondo l’Unione, che ha lasciato solo una quindicina di poltrone a Forza Italia (per lo più organi di controllo, non di gestione) e le briciole agli altri. Racconta Francolando Marano, commissario provinciale di An: «Qui l’Unione è talmente forte da riuscire a scegliersi anche l’opposizione. Poi al danno è seguita la beffa di Latronico, che si congratula per le nomine anche a nome nostro e spaccia per tutela delle opposizioni un’operazione di clientele. Ma per noi questa brutta vicenda non è affatto chiusa».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it