Dal basket alla sala operatoria per diventare il «re» della mano

Marco Lanzetta, ex giocatore di basket fermatosi alle soglie della nazionale italiana. Dieci anni di campionato con le «scarpette rosse» della mitica Simmenthal Milano. Quarantaquattro anni, figlio d'arte. Suo padre Albino è stato direttore della Clinica ortopedica dell'Università di Milano. Si laurea a 25 anni con lode e nel 1981, fresco studente di medicina, va in Burundi, in Togo e in Benin per l'assistenza ai bambini poliomielitici. Nell'89 parte per l'Australia per lavorare con Earl Owen, il pioniere della microchirurgia. Poi un lungo peregrinare attorno al mondo per seguire i corsi di super specializzazione. All'inizio del '95 è ancora in Australia. Nel settembre dello stesso anno rientra in Italia. Con l'Australia mantiene i contatti come vicedirettore della Microsearch foundation of Australia di Sydney, istituto di ricerca sulla microchirurgia a livello mondiale. Nel 1996 a Montreal riceve il primo e terzo premio della Società internazionale di microchirurgia per i migliori lavori di ricerca. Nel 1998 a Lione partecipa al primo trapianto di mano al mondo e nel 2000 mette la firma sul primo in Italia, trasformando Monza nella capitale nazionale della microchirurgia degli arti superiori. Nel mondo lo chiamano «maestro».