Basket, Siena spietata Milano non è all’altezza

L’Armani ci prova ma va a fasi alterne Hawkins ex decisivo, Sato è travolgente. Soltanto Avellino a pai con i toscani

Il principe Romain Sato, 25 punti, difesa, carisma, apre e chiude le danze contro la nuova Armani, nello stile Montepaschi che da ieri, secondo abitudine, come ricorderanno vecchi e ragazzi appassionati di basket nelle ultime 4 stagioni, guarda tutti dall'alto in basso tenendosi sotto braccio soltanto Avellino che fra le imbattute del campionato ha vinto ai supplementari il duello contro la Benetton, in una giornata dove le sorprese arrivano da altri cieli lombardi, perché Cantù ha messo definitivamente in crisi Pesaro lasciandola a zero punti e Varese ha sbancato il campo di Porto San Giorgio dove gioca Montegranaro, in un quarto turno di campionato dove fa festa anche Lino Lardo che con la Virtus vince la volata finale sul campo di Teramo e sembra pronto ad aspettare domenica a mezzogiorno proprio l'Armani.

Lui, Romain il saggio, cavaliere del Centro Africa per spezzare subito in due la difesa di Milano quando Bucchi ancora saltella come se fosse sempre nel finale di Oldemburg, lui l'uomo dal braccio d'oro per chiudere la 14ª sfida fra Olimpia e i campioni, la 14ª senza una vittoria di Milano, anche se questa volta la forza della coppia lituana ingaggiata dall’Armani - piaceranno Maciulis (19) e Petravicius (18) se qualcuno li terrà sempre in partita -, le amnesie a rimbalzo di Siena (39-29) e qualche regalo hanno aperto uno scenario un po' diverso.
Certo ci voleva qualcosa di speciale intorno al campo del Forum dove Armani vorrebbe la gente che un tempo, quando era soltanto tifoso, gli dava vibrazioni che ora devi andare a cercare con cautela perché chi guida il vapore sembra permaloso se non riconosci subito il tocco magico.

Ieri per svegliare una squadra piena di complessi ci voleva qualcosa che arrivasse al cervello e nell'intervallo, quando Milano sembrava rassegnata a meno 10 (38-48) davanti alla lavagnetta del suo allenatore, ecco una speciale scintilla, metodo usato anche in passato quando, mancando i grandi giocatori, si puntava sulla musica e su tipi speciali come Aldo, Giovanni e Giacomo.

La musica di Alexia è servita per togliere all'Armani l'angoscia di sentirsi sempre inadeguata alle feste che vorrebbe organizzare, un bacio con l'invito a cercarla davvero la felicità, una rimonta nel terzo tempo che scopriva le poche debolezze di Siena dove l'assenza di Lavrinovic, i problemi al ginocchio di McIntyre, la fame non esagerata di una difesa che subiva un 18-6 davvero strano per chi è abituato a comandare anche soltanto con lo sguardo, lasciava spazio alla speranza perché le spallate di Maciulis aprivano varchi.

Certo quella musica non poteva durare troppo tempo e quando Pianigiani ha ritrovato la cera, ma, soprattutto, le parole giuste per spiegare a David Hawkins che Siena lo aveva preso da Milano non per vederlo impegnato in battaglie solitarie, ma per dare forza difensiva, per restare nel sistema di gioco, per avere le soddisfazioni giuste, ecco che tutto tornava alla normalità: la sbarra alla frontiera senese calava di nuovo e per entrare nel territorio dei campioni serviva qualcosa di più dell'attacco dove la testa era al servizio dell'individuo, mai del gruppo, la grande distanza fra una squadra che segue uno spartito ed un'altra che deve sempre essere richiamata alla vita e al sacrificio come se non sentisse mai il morso.