BASSA VELOCITÀ

Nei mesi scorsi, abbiamo battuto e ribattuto sull’importanza del Terzo Valico per la Liguria. Anzi, persino qualche nostro caro amico, ci ha tirato le orecchie per aver insistito troppo sul tema. Non che ci sbagliassimo - ci dicevano - ma sembravamo troppo sognatori, innamorati di un’utopia lontana.
Ieri, poi, il convegno della Filse sull’impatto che avrà il Terzo Valico sulla nostra città e sulla nostra regione, a partire dalle opportunità occupazionali per i nostri giovani che potranno andare a lavorare in Lombardia senza emigrare, fino ad arrivare alle nostre case che in alcune zone, soprattutto nel ponente cittadino, aumenteranno di dieci volte il loro valore. Sono cose che ripetiamo da mesi e che, ieri, improvvisamente, ha scoperto anche la giunta Burlando. Il sottosegretario agli Affari Regionali Alberto Gagliardi, sempre salace, l’ha fatto notare; l’ottimo Luigi Leone sul Secolo XIX ha «anticipato» lo studio voluto dall’ex presidente della Filse Cesare Castelbarco Albani e portato avanti dal supertecnico Walter Bertini, che il nostro Ferruccio Repetti aveva anticipato (senza virgolette) almeno due volte lo scorso anno nei titoloni di apertura dell’edizione ligure del Giornale, aggiungendo sempre nuovi particolari.
Cambiando l’ordine della divulgazione delle notizie, il risultato non cambia: dal Terzo Valico dipende la vita di Genova, della Liguria e del suo sistema portuale. E il merito del fatto che il Terzo Valico sia diventato qualcosa in più di un sogno è principalmente di due persone: l’ex governatore Sandro Biasotti e il presidente azzurro della commissione Trasporti del Senato Gigi Grillo, che hanno trasformato lo slogan «Genova porta d’Europa» in un tormentone instancabile, in un ritornello eterno. Repetita iuvant, mai come in questo caso.
Insomma, il Terzo Valico sta alla Liguria come la Tav sta al Piemonte e all’Italia. E il fatto che i comitati del ponente cittadino, proprio quel ponente che sarebbe rivitalizzato dal Terzo Valico, abbiano iniziato ieri una protesta contro la Tav, spalleggiati da quella sinistra che - contemporaneamente, nella giunta Burlando - sostiene di portare avanti le grandi opere, fa pensare. Anche perchè molti di quelli che protestano sono gli stessi che, in modo sacrosanto, chiedevano di potenziare le ferrovie per spostare il traffico merci dalla gomma alla rotaia. E oggi? Oggi che il loro sogno può diventare realtà, non va più bene nemmeno quello.
Qui, non sono i treni. È il pensiero ad essere a bassa velocità.