Bassanini: «Caro Bettino, ti scrivo...»

Ecco una classica polemica per cui i lettori dei giornali si strappano i capelli: l’onorevole Franco Bassanini che si mette a smentire d’esser mai stato craxiano (e dintorni) dopo che un altro socialista storico, Rino Formica, l’ha tirato in ballo in un’intervista al Corriere della Sera. Formica e Bassanini si sono beccati e ribeccati, poi è intervenuta Stefania Craxi e ora, se non disturbiamo, interveniamo anche noi e pubblichiamo una lettera originale di Bassanini datata 11 dicembre 1989 e indirizzata appunto a Craxi: la prosa e postura della lettera, spalmate ai piedoni di Bettino, chiudono almeno in parte la disputa.
Riassumiamo la cosa, prima di divertirci a leggere. Formica che era stato intervistato per commentare la presidenza della «commissione saggi» che il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha deciso di dare a Giuliano Amato. Formica ha detto: «Amato divenne consigliere di Craxi soffiando il posto a Bassanini». Ha replicato Bassanini: «Mai stato craxiano, io ero con Signorile nella sinistra lombardiana, non capisco perché Formica mi ha tirato in ballo. La sua è una chiara polemica contro Amato, in cui sono chiamato in causa incidentalmente come se io fossi stato in concorrenza con Giuliano per fare il consigliere di Craxi. Non può essere vero perché quando Giuliano assunse questo ruolo io ero stato già espulso dal Psi nel 1981 per aver fatto un manifesto a favore della questione morale e contro Craxi». Insomma, un puro. Rino Formica però ha avuto da eccepire: «Bassanini cerca di presentarsi sempre come un giglio candido, lo ha fatto anche quando dentro i Ds si è scagliato contro D’Alema e Consorte per la scalata a Bnl. Invece è un giglio sul letamaio. Lui era il consigliere giuridico di Mazzanti all’Eni (Petronim, quella delle tangenti, ndr) punto e basta. Nella sua corrente ha subìto anch’egli la contaminazione con affari e massoneria. Altrimenti dov’era?». Botto finale: «Ricorda Bassanini a chi era intestata l’utenza telefonica della sede dei lombardiani a Roma? A Gelli». L’affare s’ingrossa, anzi no. Nella sua ultima replica, sempre sul Corriere, Bassanini ha continuato a prendere ogni distanza da Craxi («Cercò di farmi passare nelle sue file, rifiutai») mentre Stefania Craxi, senza troppo calore, spiegava che «fare il consigliere del principe è per Bassanini una vocazione ed un mestiere».
Il percorso di Bassanini, in effetti, è degno di nota. Nel 1978 era accanto a Claudio Martelli in un convegno che proponeva la fine del monopolio Rai e la parità con le televisioni private: oggi difende il primato della Rai. Venne eletto deputato nel 1979 e nello stesso anno difese a spada tratta Claudio Signorile, coinvolto nello scandalo Eni-Petronim. Al congresso socialista del 1981 emersero i primi dissapori: si prese del «servo di Mosca, lacchè della Dc» proprio da Rino Formica. Cacciato dal Psi, fondò una sfortunata «Lega dei socialisti» che Craxi definì summa di «piccoli trafficanti, girovaghi e avventurieri della politica». Rieletto nel gruppo della Sinistra indipendente, quando spedisce a Craxi la lettera in questione Bassanini ha già cominciato una sua personale campagna moralizzatrice: a Milano, dove è consigliere comunale, tuona regolarmente contro il sindaco Paolo Pillitteri e ovviamente contro Craxi.
Filippo Facci