Bassetti: «Nessuna epidemia di epatite A»

Francesco Gambaro

«È sicuramente una situazione atipica, ma non si può parlare di epidemia. In ogni caso l'alga tossica con l'esplosione di epatite A degli ultimi giorni non c'entra nulla. A mio parere è colpa dei mutamenti climatici e della scarsa igiene alimentare». Dante Bassetti, direttore dell'Istituto malattie infettive dell'ospedale San Martino, getta acqua sul fuoco delle preoccupazioni provocate dai 23 casi di epatite A che sono stati scoperti a Genova negli ultimi quindici giorni: dodici nel reparto dello stesso Bassetti (nove sono stati già dimessi), sei nella divisione ospedaliera del San Martino, quattro all'ospedale Galliera e uno al Gaslini, nessuno dei quali in gravi condizioni. Si tratta di numeri assolutamente fuori dalla norma, ma non ricollegabili per l'infettivologo del San Martino alla vicenda dell'alga Ostreopsis ovata per la quale, secondo il sindaco Pericu, non ci sarebbe più alcun pericolo. Spiega Bassetti che «l'alga non c'entra niente con i casi di epatite A, dal momento che i ricoveri sono avvenuti due giorni prima del bloom algale che ha spedito nei nosocomi genovesi quasi duecento persone con sintomi da intossicazione». Restano da capire le cause di un fenomeno da record per la Liguria. Basti pensare che nel 2004 in tutta la Regione sono stati notificati 25 casi di epidemia del tipo A. Più o meno quanti nelle ultime due settimane a Genova. «Sicuramente è un fatto atipico - insiste Bassetti - ma l'eplosione di epatite A e la vicenda dell'alga non sono in alcuno modo collegabili. I dati dei ricoveri per salmonella sono ancora da valutare sotto il profilo epidemiologico, anche in considerazione del fatto che l'epatite A incuba in 40, 45 giorni».
Per l'infettivologo l'incremento dei casi di epatite A è dovuto alle trasformazioni climatiche: «il clima delle nostre zone sta diventando un clima subtropicale e le patologie che riscontriamo sono simili a quelle che cinque, sei anni fa si manifestavano nel Nord Africa». Non solo: qualcuno dei ricoverati ha ammesso di aver mangiato frutti di mare crudi. Tenendo conto che il virus si trasmette per via alimentare valgono allora le solite raccomandazioni. «I consigli - sottolinea Bassetti - sono sempre gli stessi: lavare bene l'insalata, anche con l'amuchina, mangiare frutti di mare comprati in allevamento e certificati e, in alternativa, cuocerli nella pentola a pressione. Il virus dell'epatite resiste fino a 250 gradi».
C'è chi ha legato l'esplosione dell' epatite A a qualche defaillance nella catena della grande distribuzione. Bassetti non è d'accordo: «Se il problema fosse legato alla grande distribuzione alimentare i casi di epatite del tipo A non sarebbero stati 25 ma 30mila». Cautela anche nelle parole di Paolo Moscatelli, primario del pronto soccorso del San Martino: «Sono numeri fuori dalla norma. Ora bisogna capire che cosa è accaduto dall'inizio alla fine di giugno, periodo nel quale i malati possono essere stati colpiti dal virus». Sullo stesso registro si muove Giacomo Zappa, della direzione sanitaria dell'ospedale Galliera, dove sono state ricoverate quattro persone affette da epatite A, tra i 30 e i 40 anni. Zappa parla di «dato non comune», ma aggiunge: «l'esiguità dei casi non ci permette al momento di ipotizzare la natura del veicolo alimentare che ha prodotto l'infezione. Ad ogni modo l'incubazione non è riferibile a un alimento assunto negli ultimi giorni. I ricoveri sono avvenuti prima dell'infiorescenza dell'alga». La psicosi legata alla Ostreopsis ovata e ai numerosi casi di epatite A qualche danno lo sta già producendo: nella nostra Regione le vendite di pesce fresco e frutti di mare sono crollate fino al 70 per cento.