Bassi medico rubacuori del reparto maternità

Parte giovedì la fiction in dodici puntate «Nati ieri». Tra gli interpreti anche Somma e Vittoria Belvedere

da Roma

Si possono trovare dentro a un ospedale la gioia, la serenità, l'ottimismo? Non c'è che un posto, nella casa del dolore, per questi sentimenti. Nei reparti maternità. «Nei luoghi cioè dove nasce la vita. Attraverso il dolore e la sofferenza, certo: ma sempre con la consapevolezza di poter ottenere la vittoria della vita». Ecco perché, inserendosi in un filone televisivo tutt'altro che originale nonostante l'ininterrotto, quarantennale successo, Nati ieri non è solo l'ennesima fiction di tipo ospedaliero. La lunga serie prodotta dalla Lux Vide per Mediaset (e in onda da giovedì su Canale 5 per dodici serate) «pur legandosi alla tradizione dei racconti ospedalieri, vuol lanciare un messaggio più positivo, più ottimista di quanto solitamente conceda la drammaticità del contesto - spiega il responsabile della fiction Mediaset, Barbieri -. I reparti di maternità, pur colmi essi stessi, talvolta, di dramma, sono un inno alla vita. E come dice una battuta della nostra fiction, "ogni pancia è una storia". Gioiosa, complessa, tormentata. Ma assolutamente degna di essere raccontata».
Protagonisti di Nati ieri (diretti da un tris di registi, su un copione guidato da Francesca Melandri) una squadra di medici ed operatori sanitari capitanata dal ginecologo Maioli (ovvero Sebastiano Somma), che allontanato da un altro ospedale per il sospetto d'una sua responsabilità per la morte d'un paziente, giunto al Sant'Anna «con la forza dei suoi ideali, del suo fascino, del suo credo sincero in una medicina più umana, risolleverà le sorti sbilenche dell'ospedale», racconta l'interprete. Accanto a lui ci sono, quindi, la ginecologa neo-specializzata Guastalla (Vittoria Belvedere): «Cordiale ed efficiente - racconta l'attrice - e ben presto destinata ad innamorarsi di Maioli»; quindi il responsabile della neonatologia Milani (Ettore Bassi), rubacuori ma comunque molto professionale, e l'ostetrica Statera, «che ama moltissimo il suo lavoro - rivela l'interprete, Lina Sastri - Ma dal giorno in cui ha perso suo figlio, non riesce più a svolgerlo in serenità ed armonia».
Nonostante la serietà dell'assunto, Nati ieri vuol essere soprattutto una commedia: «Si ride e ci si commuove con un ritmo che affianca tempi morbidi e sentimentali ad accelerazioni da thriller - spiegano i tre registi - Ma il timbro dominante rimane sempre quello della commedia». Commozione senza troppe lacrime, però: «Ovvero coinvolgimento emotivo, sì. Sdolcinature ricattatorie e sentimentali, no». Tra i temi trattati, inevitabilmente, anche molti argomenti drammatici: «Dalla depressione post partum alla nascita d'un figlio down; dalla gravidanza frutto d'una violenza sessuale all'atto altruista dell'adozione».
Mancano invece, spiega il produttore Bernabei, i due temi più immediatamente politici come quello dell'aborto e della procreazione assistita, «perchè, prima di affrontarli, vogliamo testare la solidità e validità del nostro prodotto». Non a caso si sta già scrivendo la seconda serie («e se la prima non piacerà, vorrà dire che siamo tutti matti - sospira Bassi - perché ci crediamo moltissimo»), contando molto sul fatto che questi primi episodi mettano in luce «un racconto soprattutto corale, umano, vero - conclude Barbieri -. Quello di un percorso di crescita umano e professionale. Accanto a descrizioni di esperienze che, più o meno, hanno toccato il cuore di tutti noi».