Bassiano la coriacea, quasi una città-fortezza

Renato Mastronardi

Ai piedi dei monti Lepini, dando le spalle al fertile e rigoglioso Agro Pontino, inerpicato su una collina c’è il comune di Bassiano. Il borgo, quasi a metà strada tra Sermoneta e Sezze, ha una storia più recente rispetto alle vicine Sermoneta, Cori, Sezze o Priverno. La prima citazione ufficiale del borgo risale solamente al XII secolo. E soltanto molti anni più tardi Bassiano ricompare nel rogito notarile che ratificò il passaggio del borgo, del relativo castello, dal patrimonio degli Annibaldi a quello di Pietro Caetani, nipote di Bonifacio VIII, a pagamento di un vistoso debito. Da qui, tuttavia e per ironia della storia, la fioritura economica e civile del borgo che, altrimenti, avrebbe rischiato una decadenza pressoché irreversibile. I Caetani, gente tosta, dotarono il paese di una formidabile struttura difensiva con cinta muraria in pietra, torri, nove le superstiti, un imponente maniero che dominava tutto il centro storico. E ancora oggi il suo tessuto urbano è l’espressione della forte tradizione e capacità difensiva. Ribadita dal nucleo di case fortemente compatte, dalle ancora esistenti case-torri, collegate tra loro, nella migliore tradizione medievale, da un reticolo intricato di viuzze, stradine, piazzette, portici, scalinate, disposte come a ostacolare un’eventuale invasione.
Da vedere. I monumenti più importanti del patrimonio architettonico bassianese sono gli edifici di carattere religioso. A partire dalla cinquecentesca Collegiata di Sant’Erasmo che, sorta sulla Rocca, è la chiesa principale del paese. Al suo interno si conservano un fonte battesimale, alcuni affreschi riportati alla luce soltanto nel 1960, un dipinto del Sacro Cuore, forse del Cavallucci, e un’Ascensione del Cristo tra i Santi Erasmo e Francesco, firmata nel 1599 da Francesco de Castello Flander. Nella parte più bassa del paese sorge la Chiesa di San Nicola di Bari che può essere datata tra il XII ed il XIII secolo. Il tempio venne danneggiato dall’ultima Guerra Mondiale, ma, quasi miracolosamente, si salvò un dipinto che dai critici è considerato un’autentica preziosità. Si tratta della Madonna con quattro santi che si attribuisce a Girolamo Sicciolante, artista di rilievo del panorama locale. Ci sono, infine, altre tre piccole chiese che meritano di essere osservate e visitate: quella sconsacrata di santa Maria, il Santuario della Trinità ed il Santuario e Romitorio del Croci che si colloca a circa tre chilometri dal paese, nella zona Selvascura. Qui viene onorate e venerato un crocefisso ligneo scolpito del frate Vincenzo Maria Pietrosanti nel 1673, ora restaurato ed esposto nella Chiesa di Sant’Erasmo. Nel centro storico l’edificio civile più notevole è Palazzo Caetani, realizzato nel XVI secolo ma raramente abitato, sede dal 1985 del Municipio. In una casa del borgo ebbe i natali Aldo Manuzio il Vecchio, che visse tra il 1449 e il 1515 e fu il più grande stampatore della sua epoca. Inventò, infatti, quei caratteri tipografici che, dal suo nome, ancora oggi, si chiamano «aldini».
Da mangiare e da bere. Anche se oggi la struttura socio-economica di Bassiano è avviata verso il turismo, agricoltura e pastorizia sono ancora i volani dello sviluppo. Accanto a questi si riscoprono le antiche tradizioni che, con il ritorno in voga del folcloristico, riscoprono antiche storie e ritualità come quella del fauni, i grandi fuochi, di origine chiaramente pagana, che si accendono sulla piazza il giorno dell’Ascensione. Ma soprattutto prevalgono, motivi di richiamo enogastronomici, alcune specialità culinarie del paese che permettono di gustare la «giungata», che è una sorta di yogurt autoctono, e la «mbanata», preparata con siero di latte e ricotta. Tuttavia, ai nostri giorni, la più autentica gloria gastronomica del paese, simbolo di una Bassiano godereccia e golosa, è il prosciutto che nulla ha a da invidiare a quelli più noti e diffusi di San Daniele del Friuli. I vini, però, sono quelli di Aprilia: il Trebbiano e il Merlot su tutti.