Basso: «Da domani contano solo le gambe»

«Armstrong e la Discovery? Non sono stanchi. Sabato hanno vissuto solo una giornata storta»

Pier Augusto Stagi

Sorridente, disponibile, sereno, tutt’altro che affaticato, almeno all’apparenza: Ivan Basso si presenta così al primo giorno di riposo di questo 92° Tour de France dopo nove tappe corse a velocità folle (oltre 46 km/h di media) e con grande agonismo. «Niente di nuovo: siamo al Tour – dice Ivan –. Su queste strade si corre così: c’è sempre grande lotta, tensione, bisogna sempre avere quattro occhi aperti, mai far calare la concentrazione, perché il tranello, la caduta, la fuga bidone sono sempre in agguato. È una corsa che nei primi dieci giorni richiede molta forza nervosa, poi buone gambe. La prima parte, quella nella quale servono i nervi, si chiude bene per noi Csc. Abbiamo riconquistato la maglia gialla con Voigt, dopo averla presa nella crono inaugurale e averla persa per pura sfortuna nella cronosquadre (Zabriskie, ieri ritiratosi, cadde a 1500 metri dal traguardo, quando la Csc era al comando, ndr). E io sono lì (7°), a ridosso di Armstrong. Ma il bello deve ancora venire...».
Speriamo sia bello...
«È quello che mi auguro anch’io, le sensazioni sono confortanti. Mi sembra di aver pedalato finora con grande facilità, senza troppa fatica, senza affanno, mi sono mosso con molta lucidità e adesso, con il primo arrivo alpino a Courchevel, si faranno i primi conti. Non sarà una tappa decisiva, ma ci darà risposte importanti».
Su questo traguardo ha messo un circoletto rosso...
«È da un po’ che ci penso, e non mi spiacerebbe lasciare il segno su una vetta importante, dove Marco Pantani lasciò il segno andando a vincere nel 2000 la sua ultima tappa al Tour. Però so pure che farò quello che mi permetteranno gambe e avversari».
Armstrong e i suoi «esploratori», spietati nelle crono, meno sui primi colli: cosa si aspetta da loro?
«Non credo che Armstrong e la sua squadra abbiano sofferto più di tanto: una giornata storta può capitare. Lance sa che lo attaccheremo, sa che i T-Mobile, Klöden, Vinokourov e Ullrich, non staranno a guardare. E così gli altri. Per quanto mi riguarda, ho un'ottima squadra: Voigt è in maglia gialla, ma non ci ammazzeremo per tenerla e cercheremo di sfruttare ogni situazione».
Attaccherà per primo o aspetterà che qualcuno si muova?
«Difficile dirlo: dovrò essere pronto anche a muovermi per primo se l’occasione si presenterà».
C’è qualche corridore che in queste prime tappe l’ha impressionata più di altri?
«Io sono molto concentrato sulla mia corsa, e per me tutti i corridori sono temibili. Guai a sottovalutare qualcuno. È anche vero, però, che Armstrong, Ullrich, Vinokourov e Klöden hanno dimostrato di pedalare molto bene. Ma occhio a Rasmussen: va molto forte in salita, potrebbe essere una bella sorpresa, come del resto il giovane Vladimir Karpets, anche lui tosto. Il Tour non è ancora cominciato, da domani s’inizia a fare sul serio, e come spesso accade, domani non sapremo chi andrà a vincere questo Tour, ma chi non potrà vincerlo sì, e credo che i corridori che dovranno metterci una bella croce sopra saranno molti».
Domani Courchevel, poi la tappa di Briançon, con Madeleine, Télégraphe e Galibier. Sabato e domenica i Pirenei.
«Non ci sarà da annoiarsi: c’è salita per tutti i gusti, e a me la salita gusta parecchio. Non vedo l’ora che si accenda la battaglia».
Tra i grandi, tolto Savoldelli che corre per Armstrong, lei è l’unico che ha nelle gambe anche le fatiche del Giro d’Italia: non teme che alla lunga possa pagarle?
«Spero di no. Dalle sensazioni che ho penso di non dover correre questo rischio ma sono curioso anch’io di vedere come il mio fisico reagirà. Non mi dispiacerebbe affatto, dopo anni di specializzazione, di corridori che puntano solo a una grande corsa, in questo caso il Tour, dimostrare al ciclismo mondiale che, con una preparazione adeguata, si possono correre ancora entrambi i grandi Giri. Mi piacerebbe...».
Anche a noi.