Basso: «Io, detenuto in attesa di giudizio»

Ivan Basso ha il sorriso dolente di chi avrebbe una gran voglia di gridare la propria rabbia. Da centodue giorni è come un detenuto in attesa di giudizio. «Da centodue giorni sono in pratica agli arresti domiciliari», dice il varesino, fermato sulle strade di Strasburgo il 29 giugno scorso, e rispedito a casa con il sospetto di essere tra i clienti del famigerato Eufemiano Fuentes. Si è sempre dichiarato innocente, Ivan. Ha sempre ripetuto che lui con quella vicenda di emodoping non ha niente a che fare, l’ha detto anche al procuratore capo del Coni Franco Cosenza. Gliel’ha ripetuto venerdì 29 settembre, nella seconda udienza. In quell’occasione, accompagnato dall’avvocato Massimo Martelli, l’avvocato che sta seguendo fin da subito la vicenda legale del vincitore del Giro, ha anche depositato una memoria aggiuntiva. «È una memoria con la quale abbiamo ribadito - ci spiega l’avvocato Martelli -, che tutti gli atti giudiziari che costituiscono l’impianto accusatorio non sono veri. In pratica il dossier utilizzato a Strasburgo in quello scellerato venerdì 29 giugno dall’Uci è interamente falso. Ancora oggi, alcuni documenti, sono coperti da segreto istruttorio: quindi non utilizzabili. Poi, altro aspetto importante, la questione dell’esame del Dna. Io, come legale, ho sempre sconsigliato al mio assistito questo tipo di esame invasivo e ingiusto. Ad ogni buon conto Ivan si è sempre reso disponibile e l’ha fatto anche davanti al procuratore capo Cosenza. Ivan è disposto a sottoporsi a questo esame ma a condizioni ben precise: che le sacche siano state ben conservate, che non siano state manipolate dall’esterno; che sia stata usata l’esatta procedura di scongelamento; che la sacca sia, per decisione del giudice, certamente attribuibile ad un individuo identificato. In parole povere il giudice dica “questa è la tua sacca, con il tuo sangue”, e sarà Ivan a dimostrare il contrario».
Poi cosa è successo? «Cosenza ha chiuso di fatto l’istruttoria e si è riservato di decidere. Siamo in attesa - dice Martelli -. Noi vogliamo che questa settimana, domani o dopodomani, depositi un provvedimento. Si pronunci: l’importante è superare questo momento di stallo». Dalla Spagna, però, dovrebbe arrivare a ore un documento importantissimo ai fini di tutta questa vicenda. Un documento con il quale il Giudice numero 31, colui che sta seguendo l’Operacion Puerto, confermerebbe per iscritto che i documenti in loro possesso non potranno mai essere utilizzati per indagini o procedimenti disciplinari sportivi o amministrativi ed escluderebbe la stessa Uci a ottenere ulteriori informazioni sulla vicenda. In pratica, le autorità spagnole non autorizzeranno o mai chiederanno il test del Dna. Quindi, che fare? Il pasticcio ci sembra evidente. Lo scandalo, rischia di essere questo processo alle intenzioni, non l’Operacion Puerto. Il ciclismo, lo sport, avrebbero bisogno mai come in questo momento, di chiarezza, rigore e soprattutto equità. Elementi sconosciuti e non ancora decrittati, in tutta questa vicenda.\