Basso padrone schiaccia i rivali e nobilita il Giro

Ullrich vince la crono, ma Ivan demolisce la concorrenza e si conferma padrone della corsa

Cristiano Gatti

nostro inviato

a Pontedera

Calma, non è successo niente. Siamo nella norma, secondo la più scontata delle previsioni: Basso ha sterminato il Giro. A metà percorso vanta già un vantaggio monumentale sui diretti avversari: tre minuti e mezzo su Savoldelli, quasi sette su Cunego, più di sette su Simoni e Di Luca. Sportivamente parlando, un eccidio. La cronometro di Pontedera? Anche quella: una mattanza. Vince Lazzaro Ullrich, il superspecialista che risorge nel giorno giusto, anche se il suo acuto beneficia di un vento alle spalle che gli ultimi a partire non hanno più. Ma è solo un dettaglio. Il vero vincitore di giornata è soltanto uno: ha la maglia rosa, si chiama Basso. Punto. Si può adesso discutere sull'entità dei distacchi, che qualcuno avrebbe sperato un po' meno mastodontici, ma che comunque non sono imprevedibili. Il resto sono chiacchiere. Questo Giro sta compiendo per bene la sua missione: rivelare totalmente e definitivamente al mondo un nuovo campione. Già ci aveva provato quello dell'anno scorso, finito come sappiamo per un fetente attacco gastroenterico. Già ci è quasi riuscito l'ultimo Tour, che comunque ha collocato Basso subito alle calcagna di Armstrong. Ma alla contabilità della gloria, all'investitura definitiva, manca la vittoria: ora tutto lascia credere che sia solo questione di giorni. Fra una settimana e mezza, dopo la lunga escursione sulle Alpi, Milano completerà questa bella storia: su quel podio, assieme alla maglia rosa, Basso porterà il migliore dei trofei, il titolo onorifico di campione.
Certo: come dicono i prudenti, potrebbe anche finire diversamente. Già un anno fa è finita diversamente. Ma allora è meglio essere più espliciti: se Basso di nuovo perderà, sarà per un nuovo accidente. Imprevedibilità, sfortuna, destino: questi i nomi degli avversari più quotati. Questi gli avversari più insidiosi. I Savoldelli, i Cunego, i Simoni, i Di Luca, i Gontchar e tutti quanti gli altri? Senza offesa: al momento, viaggiano in un'altra dimensione. Sulla guida Michelin del ciclismo, Basso sta nella categoria cinque stelle. Gli altri decisamente sotto: medio livello, dimensione onestissima, però tutta un'altra cosa.
Di fronte a questo quadro oggettivo, supportato da fatti e da numeri, si assiste però a un fenomeno paranormale. Anziché cogliere al volo la fortuna toccata all'Italia - un suo campione che finalmente giunge alla piena maturazione -, c'è un sacco di gente in Giro ancora molto tiepida. L'unica preoccupazione, quasi una psicosi, è convincere che «il Giro non è finito». Perché adesso «arrivano tantissime montagne». A guidare la propaganda è soprattutto la Rai, che probabilmente teme una caduta d'interesse e di ascolti per mancanza di incertezza. Come se poi, nella storia, restassero le mezze tacche che vincono sul filo dei secondi, e non gli ammazzacorse come i Coppi, i Merckx, gli Indurain e gli Armstrong.
La parola d'ordine, contro ogni evidenza, è una sola: può succedere ancora di tutto. E come no: nella vita può sempre succedere di tutto. Fino a Milano, può succedere qualunque cosa. Ma siccome saremmo tutti qui per dire cose sensate, molto più onesto sarebbe accettare la realtà e anzi pesantemente cavalcarla. Cioè ogni giorno contemplare e raccontare la travolgente cavalcata di un nuovo purosangue, trovando i giusti toni e i giusti aggettivi per adeguarsi al livello dell'evento. È così difficile, al giorno d'oggi, trovarsi tra i piedi un grande davvero grande. E questi che fanno? S'intristiscono. S'immalinconiscono. E debitamente s'ammosciano. Il regista che fa una fatica del diavolo a mostrare Basso, il duo Bulbarelli-Cassani che racconta l'esplosione di un campione come commentasse funerali di Stato. O sono in preda ai barbiturici, oppure non riescono più a cogliere il senso dell'eccezionale. Questi, in un'ipotetica finale dei prossimi Mondiali di calcio, segnalerebbero il gol decisivo di Toni o Del Piero al 94' con uno storico «ma guarda, la palla è in rete». Per tutti questi motivi, voto alla telecronaca da Pontedera non superiore al due.
Quanto invece all'avvincente ritornello avviato subito dopo, per tenere su l'avvenimento, e cioè che adesso i vantaggi per Basso sono finiti, perché arrivano le grandi montagne, solo una domanda: si sono accorti, o no, di come Basso sia da sempre più forte in salita che a cronometro?