Basso, la parola passa alla difesa

L’avvocato: «Ivan pentito? Non se ne parla». Nessuna indiscrezione sul possibile test del Dna. Si parla di altri 49 nomi nel caso Puerto in un dossier di 6.000 pagine

Come in una partita a poker, dove ognuno fa il proprio gioco, senza scoprire le carte che si hanno in mano. Si pensava che si arrivasse al “vedo”, invece la partita è ancora tutta da giocare. L'audizione di Ivan Basso presso la Procura antidoping del Coni è stata aggiornata a data da destinarsi. «Esigenze istruttorie hanno reso necessario il rinvio - ha detto Massimo Martelli, il legale del varesino -. Ivan è tranquillo e ha risposto alle domande».
La nuova udienza dovrebbe tenersi «in tempi brevi». «Ottimista? Il mio giudizio non conta», ha concluso l'avvocato, che in ogni caso ha respinto qualsiasi ipotesi di pentimento da parte di Basso. «Non se ne parla assolutamente».
Una sospensione, quindi, che va a beneficio dell’indagato. Il tempo per produrre una memoria difensiva di fronte alle nuove contestazioni. Ma questo aggiornamento lascia forse anche intendere che il deferimento quasi automatico da più parti ipotizzato non è così scontato e sicuramente necessita di approfondimenti ed altri elementi.
«Bene, grazie»: sono state queste le uniche parole pronunciate da Ivan Basso all'uscita dalla Procura del Coni, in risposta a chi gli chiedeva come fossero andate le cose. La seduta è durata poco più di un'ora e mezza.
Nel corso dell'audizione di Ivan Basso è stato trattato anche il tema del possibile test del Dna, ma in merito non sono state prese decisioni. Lo ha detto Fabio Filocamo, componente della Procura antidoping del Coni, a margine dell'audizione. Filocamo non ha spiegato i contenuti dell'incontro con Basso, poiché «l'interrogatorio è ancora aperto, il verbale è secretato». «Gli elementi in mano alla Procura erano chiari - ha aggiunto il membro del collegio inquirente - non c'è nulla di nuovo. Ci sono solamente elementi che necessitano perizia, il messaggio deve essere il più preciso possibile». Per l’avocato l'atteggiamento tenuto da Basso è stato quello «di una persona messa di fronte a delle circostanze, una persona che ha una sua linea di difesa. Noi speriamo che il suo atteggiamento sia collaborativo».
Scarponi. Ieri mattina è stato sentito anche l'altro italiano coinvolto nell'inchiesta. Michele Scarponi, ossia lo «zapatero» delle carte della Guardia Civil. I legali del marchigiano dovranno presentare una memoria difensiva entro l'8 maggio prossimo, nella quale è possibile ci siano delle novità, con le quali Scarponi spera di dimostrare la propria estraneità. «Io sono tranquillo, ma non voglio essere di imbarazzo per nessuno. Sono ancora giovane quello che conta è uscire il prima possibile da questa storia e ripartire», ha detto il corridore.
Lenti. Pat McQuaid, presidente dell'Uci, ha confermato ieri sera per la prima volta l'esistenza di un dossier ampio e articolato e lancia un grido di allarme alla vigilia della partenza del Giro: «Non c'è tempo per leggere 6.000 pagine, non termineremo prima della fine dell'anno, non ci sarà la possibilità di intraprendere azioni disciplinari prima delle tre grandi corse a tappe. Altri 49 nomi implicati nell'Operacion Puerto? Non ne sappiamo niente, non abbiamo visto gli atti».
L’Uci ha fretta di giudicare Basso, ma per gli altri dice che che non c’è tempo: ci vuole pazienza. Il Coni parla di altri 49 atleti coinvolti. L’Uci, al momento, dice di non sapere. Qualcuno non ce la sta raccontando giusta.