Basso vola sul Bondone e umilia Simoni a casa sua

Cristiano Gatti

nostro inviato a Monte Bondone

Mamme d'Italia, tenete stretti per mano i bambini: sta circolando in strada un Valentino Rossi che va fortissimo, senza neanche annunciare il suo arrivo con il rombo di un motore. Inganna pure l'occhio perché circola vestito di rosa come un confetto, ma non bisogna lasciarsi intenerire: va velocissimo e fa malissimo. Attualmente è segnalato sulle montagne del Trentino. I testimoni del suo passaggio raccontano cose tremende: accelerazioni pazzesche, velocità folli, sgommate sui tornanti. Dice un tizio del posto, tale Gilberto Simoni, che sul monte Bondone va sempre ad allenarsi in bicicletta: «Sale troppo forte. Gli ho detto: vai un po' più piano. Ma non c'è verso: viaggia in un'altra dimensione».
Prendere nota del nome: il Valentino Rossi che non fa rumore, né in sella, né tanto meno nella vita, si chiama Ivan Basso. Chi si trova sul suo percorso rischia grosso: dei Cunego, dei Savoldelli, dei Di Luca, poveri ciclisti che arrancavano lungo la strada, stanno ancora ricomponendo i pezzi. Però bisogna ammetterlo: il Valentino Rossi che non fa rumore, né in sella, né tanto meno nella vita, è uno spettacolo bellissimo. Beati noi che possiamo contemplarlo, ormai da due settimane. E peccato, un vero peccato, che lo spettacolo vada se mai a terminare: restano soltanto pochi giorni, quattro tappe di terribile e impietosa salita, prima della sfilata milanese. Bisogna gustarsi minuto per minuto, metro per metro, il prodigio di questa velocità sfrenata, impossibile, inarrivabile. Non capita tutti i giorni. Capita ogni tanti anni.
Che storia, qui sul Bondone. Anche sul Bondone, persino sul Bondone. Simoni ha il merito - che si rivelerà una colpa - di accendere la sfida a otto chilometri dalla vetta. Lanciato dal bravissimo gregario Piepoli, il trentino scatta secondo avvertimenti plurimi degli ultimi giorni: è a casa sua, vuole compiacere la sua gente. Ma il piano di guerra dura il tempo di pochi secondi: un colpo di gas, e il Valentino Rossi che non fa rumore, né in sella, né tanto meno nella vita, gli arriva subito in scia. Ancora pochi metri, poi un altro colpo di gas. Al povero Simoni - primo a muoversi, ultimo ad arrendersi - non resta negli occhi che una fulminea immagine in dissolvenza, sempre più piccola, sempre più lontana. Per sapere poi come andrà a finire, prego guardare la classifica (la visione è vivamente sconsigliata ai minorenni e ai deboli di cuore).
Dicono quelli del Giro, che parlano un linguaggio tutto loro e hanno consuetudini tutte loro: Basso dovrebbe lasciare qualcosa agli altri, per esempio la tappa del Bondone all'indigeno Simoni. Ma Basso, che risponde fiaccamente e ripetitivamente solo alla domanda se il Giro sia vinto, dicendo che si vince a Milano, su questo punto ha una risposta molto giusta e molto umana: «A me non ha mai regalato niente nessuno. Tutto quello che ho conquistato, mi è costato tanta fatica. Essendo un atleta senza sprint, vinco molto poco. Restano le cronometro e le tappe di montagna, in solitudine: quando capita l'occasione, non posso lasciarla sfuggire. Questa è una vittoria in maglia rosa, fatemela godere: è la più bella di tutte...».
Per la contabilità, il signor Basso totalizza al momento tre centri in questo Giro: Maielletta, cronosquadre, Bondone. Più il secondo posto nella crono individuale e nel tappone di La Thuile. Quanto ai distacchi in classifica, un eccidio. Anche se i telecronisti Rai continuano a non notarlo - col gusto fine che si ritrovano, loro godono solo per le incertissime battaglie tra mezze figure -, anche se qualcuno ancora sostiene che sulle terribili pendenze di quest'oggi (Plan de Corones) o del Mortirolo (sabato) la musica cambierà, anche se ai battuti certamente può seccare molto un'umiliazione al giorno, la verità è una sola: l'Italia, questa Italia sportiva sepolta sotto le macerie del suo sport più amato, sta assistendo a qualcosa di superiore e di esclusivo. Magari Basso si fermerà qui, magari non vincerà il Tour che cocciutamente - da quand'era ragazzino - vuole assolutamente vincere, ma quanto sta succedendo sulle strade del Giro entra di diritto nel Louvre degli eventi sportivi. Sta passando un fuoriclasse, completo in montagna e completo a cronometro. Non succedeva da tantissimi anni. Fortunata l'Italia che lo possiede, anche se qualche italiano ancora fatica a riconoscerlo. Gli chiedevano l'impresa, come se fino al Bondone avesse giocato a flipper, ed ecco qui anche l'impresa in maglia rosa. Potrebbe bastare. Invece no. Lui per primo sa che non basterà: «Da quando corro, sono in discussione. Ho una grande esperienza di esami. So cosa mi aspetta: tutta la mia vita, da sempre, è un esame».