Bassolino cancella l’Epifania per far posto al Ramadan

Quando all’inizio degli anni ’70, a seguito della riforma del Calendario liturgico, il culto per san Gennaro divenne «obbligatorio» nei luoghi ricchi di tradizioni popolari, e facoltativo presso le altre sedi, i napoletani parlarono di declassamento e di serie B (nella mia città il calcio entra dappertutto). Ma siccome la popolazione è abituata ai tiri mancini della natura (eruzioni, terremoti, pestilenze) e ai soprusi degli uomini (varie dominazioni e malgoverni) e scrolla le spalle dall’anno della sua fondazione (470 a. C.), qualcuno sintetizzò questa filosofia scrivendo ai piedi di una statua che rappresentava il patrono: «San Gennà, futtaténne!».
San Gennaro accettò il consiglio e continuò a fare il miracolo. Questa volta, però, San Gennaro, non può far finta di niente, questa volta deve far sentire la Sua voce, non dico facendo morire i colpevoli di peste, dando però un segno della Sua collera, perché la giunta di Bassolino ne ha fatto un’altra delle sue.
Si tratta di questo. La Regione Campania ha dato alle stampe un’Agenda della pace (prima tiratura: 60mila copie) che sarà distribuita in 15mila scuole campane. A promuoverla, è stato l'assessore Corrado Gabriele. L’agenda ha scatenato la reazione della curia napoletana, guidata dal cardinale Crescenzio Sepe, che ha parlato di «forzature laiciste», evidenziando le imperdonabili lacune del lavoro, e il pericolo che certe scelte ideologiche possano seminare discordia più che unire chi la pensa diversamente.
In questo volume sono omesse date e ricorrenze come l’Epifania, l’Immacolata concezione, l’Assunta, il Lunedì in Albis (Pasquetta, ndr), Ognissanti, la Quaresima, San Gennaro (ce l’hanno proprio con Te, Gennarì!), Santo Stefano, i santi Pietro e Paolo, ecc. Si tace sul sacrificio di Jan Palach, sulle vittime delle Foibe e dei gulag sovietici, su tanti personaggi e avvenimenti che della pace sono stati emblemi. Per contro si introducono le date del Ramadam e della Pasqua ebraica, si parla di Yasser Arafat e di Nelson Mandela, si cita il 27 gennaio come giorno di memoria dell’Olocausto (più che giusto) ma si «dimentica» che il Parlamento ha istituito il 10 febbraio quale «Giorno delle Foibe». Bontà loro, si ricorda il Natale e la Pasqua, e la figura di Gesù, che l’assessore Gabriele definisce «primo tra i pacifisti». Pacifisti, capite?
Nessuno di noi pretendeva che nell’Agenda fosse citato Pablito Calvo (Marcellino pane e vino), Charlton Heston (Ben Hur), o Cecil B. DeMille (il regista dei Dieci comandamenti), ma ignorare certi nomi e certi avvenimenti significa agire in malafede, poiché si sa perfettamente che la maggior parte delle popolazioni campane è cattolica, e il culto di san Gennaro fa parte della nostra storia e delle nostre tradizioni.
Se la Regione non ritira l’Agenda, vado sotto la statua di san Gennaro e scrivo con la vernice rossa: «San Gennà, falli passà nu guaio!».
mardorta@libero.it