Per Bassolino il declino inizia nell’urna

Il governatore ammette il calo di consensi rispetto alle regionali: Berlusconi è bravo. De Mita attacca: troppa gestione del potere

Massimo Malpica

nostro inviato a Napoli

Qualcosa scricchiola sotto il Vesuvio, sembra tramontare il «rinascimento napoletano» che ha celebrato i fasti di Antonio Bassolino, prima come sindaco, poi come governatore della Campania. Sempre mantenendo un braccio benedicente verso palazzo San Giacomo, sede del municipio, guidato nel segno della continuità da Rosa Russo Iervolino e in ballo alle urne a fine maggio con il candidato della Cdl Franco Malvano. Appena un anno fa, Bassolino era stato riconfermato governatore con il 61%. Il 9 e il 10 aprile, però, c’è mancato poco che la Campania tornasse alla Cdl, battuta per 49,6% a 49,1%. Eppure il governatore non ci sta a sentirsi sconfitto. Anzi, mercoledì è sceso in piazza insieme a «Rosetta» e a Dino Di Palma, presidente della Provincia, verde e anche lui bassoliniano, per «festeggiare» il risultato. Mille persone semicontente sotto il palco, e sopra lui a farsi scudo dietro a un ragionamento che in fondo ci può stare: «Abbiamo vinto. Punto. La politica va vista nell’essenziale. E la nostra affermazione è stata decisiva anche a livello nazionale, perché senza i nostri quattro senatori a Palazzo Madama stavamo sotto». Ma anche se «ogni elezione fa storia a sé», come ripete Sant’Antonio d’Afragola, anche se «rispetto al 2001 non abbiamo perso ma guadagnato», la flessione da un anno a oggi è troppo evidente per essere smentita. «Rispetto alle regionali c’è una grande differenza», scandisce Bassolino sollevando l’indice della mano destra: «Silvio Berlusconi. Piaccia o no, è un bell’avversario, uno che pesa. Eppure qui si è vinto lo stesso, mentre in altre regioni che il centrosinistra aveva appena conquistato si è perduto». Il fattore B, insomma, è il solo spauracchio da tener lontano, conclude il governatore, «restando uniti, a livello locale e a livello nazionale». Tanto che la Iervolino va via distribuendo sorrisi, strette di mano e ottimismo, come se la Margherita non avesse perso gran parte dei suoi petali qui in Campania. In fondo, spiega Rosetta, «a Napoli la performance del centrosinistra è stata ottima, abbiamo avuto la forbice più ampia d’Italia».
Dietro ai sorrisi, però, ci sono segnali che il vento è davvero cambiato. Proprio la Margherita dopo il flop elettorale dissotterra l’ascia di guerra. Ieri Ciriaco De Mita ha convocato i suoi per fare il punto sull’esito delle urne. Anche il vecchio leader dc evoca «la capacità di comunicare di Berlusconi che è passata sopra tutto». E il risultato «invita a riflettere», spiega, perché la maggioranza campana si è concentrata in un braccio di ferro interno fra centristi e Quercia. «È bastato che qualcuno facesse l’opposizione e il gioco è stato sconvolto», sentenzia De Mita, avvertendo: «In Campania il modo in cui la maggioranza organizza la gestione del potere è una cosa che non va, ci vuole meno logica spartitoria e più qualità della risposta». Ma le parole non dicono tutto. Perché l’ex presidente del Consiglio lascia la sede dei Dl con in tasca una carta minacciosa per il governatore. In Consiglio regionale si discute della presidenza dello Iacp di Benevento, che sembra veleggiare verso la Margherita. La cosa non va giù all’altro grande scontento di questa tornata elettorale in Campania, Clemente Mastella, che rivendica quella poltrona per l’Udeur. Sul punto si potrebbe innescare una crisi, con tanto di dimissioni degli assessori regionali dell’uno o dell’altro partito centrista: al momento la delibera è congelata. Una patata bollente, non l’unica, per Bassolino. Che all’indomani delle elezioni ha ricevuto un’altra brutta notizia: la richiesta di archiviazione per un’inchiesta su incentivi distribuiti a pioggia ai dipendenti regionali, che vede tra gli indagati anche il governatore, è stata respinta.
E col maltempo che imperversa sulla maggioranza, sulla Cdl torna il sereno. «Berlusconi ci ha restituito il patrimonio di consensi che avevamo perso - osserva il consigliere regionale azzurro Fulvio Martusciello - e ora tocca a noi tener desto questo entusiasmo e a farlo fruttare per le prossime comunali. Non dobbiamo permettere che la gestione del potere fortemente clientelare di Bassolino faccia evaporare quel consenso». Gli fa eco il capogruppo azzurro in regione, Cosimo Sibilia: «Il ruolo di Berlusconi è indiscutibile, ma hanno concorso altri due fattori. Il primo è il malcontento dell’elettorato moderato del centrosinistra di fronte ai problemi irrisolti della città, il secondo è il segnale di rinnovamento che il partito ha dato in questi ultimi mesi in Campania».
E che il vento sia cambiato è convinto anche Franco D’Ercole, capogruppo di An in Regione. «La nostra grande rimonta dimostra che i campani si sono finalmente resi conto che il “rinascimento” di Bassolino era falso e bugiardo».