Bassolino, dimissioni postdatate «Me ne vado. Ma tra un anno»

La mossa del governatore: l’annuncio prima delle elezioni, l’addio nel 2009

da Napoli

Da ieri il governo Bassolino ha una data di scadenza. Sempre che il presidente della Campania mantenga ciò che ha annunciato ieri a Napoli: «L’orizzonte giusto del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno - ha detto ai giornalisti -, sarebbe terribile se abbandonassimo all’incertezza la questione rifiuti e l’indirizzo delle risorse economiche strutturali. Poi, per quello che mi riguarda, si può andare al voto ben prima della scadenza naturale portando avanti l’interesse dei cittadini che è la mia stella di riferimento». Chissà se i napoletani sommersi dalla spazzatura sono d’accordo. Per il momento incassano questa promessa di addio anticipato.
Gran parte del mondo politico lo chiedeva con insistenza dall’inizio dell’ultima crisi dei rifiuti, provocando grave imbarazzo nel Pd. Lo stesso Veltroni, apparentemente, ha sempre spalleggiato Bassolino invitandolo a rimanere al suo posto. Ma la dichiarazione di ieri svela che si trattava di un appoggio di facciata: non dimettendosi subito Bassolino può dire di non essere stato travolto dallo scandalo spazzatura. Ma annunciando le dimissioni prima delle elezioni, tenta di sganciare il proprio destino da quello del Pd, per cercare di limitare i danni in Campania.
Per giustificare il suo addio, Bassolino ha parlato di «un ciclo politico che si è chiuso», specificando «a Roma e qui»: una frase (involontariamente?) profeticamente minacciosa per il destino del centrosinistra che ha governato a Roma e a Napoli finora.
Occorre però, ha detto il governatore, mettere «gli interessi della Campania prima di ogni cosa e bisogna governare la transizione verso una nuova stagione politica che non si sarebbe aperta se avessi fatto altre scelte».
L’ultima parte dell’annuncio di Bassolino, quando ha accennato del suo futuro, ha un tono addirittura mesto, da funerale politico. «Don» Antonio ha detto di averci pensato su da solo, con l’unica compagnia della sua gatta: «Non mi sarei mai candidato con questa legge, perché non ci sono le preferenze e io sono abituato a essere votato dai cittadini. Il mio futuro? Vedremo, lo deciderà il partito e vedrò io». Addio senza rimpianti, governatore.