Bassolino incontra Fassino «Non sarò commissariato»

Luca Telese

da Roma

Zozzerie-fetenzie, eccetera. Non era un giorno facile, per Antonio Bassolino, quello in cui si ritrovava a fronteggiare l’ondata mediatica sollevata dalle accuse durissime del suo avversario storico, l’ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.
Non era facile perché sulla sua giunta da giorni si addensano nuvole di diverso tipo: chiacchiere, critiche, obiezioni di moralità e addirittura le voci di un possibile, imminente avviso di garanzia, ultimo effetto di qualche inchiesta giudiziaria. Per completare il quadro mancava solo la stroncatura senza appello cesellata in una intervista al Corriere della Sera dal filosofo ds Biagio De Giovanni, quella secondo cui: «I giudici eventualmente faranno il loro lavoro», ma in ogni caso «il bassolinismo ormai è solo potere e relazione personali». Caspita.
Ecco perché - zozzerie-fetenzie-zozzerie - ieri l’inarrestabile inviato delle Iene Enrico Lucci (la faccia di bronzo più candida d’Italia) proprio a quello alludeva chiedendo al governatore: «Ma se c’è qualche zozzeria a me, che sono il tuo amico me la dici?». Risposta di Bassolino: un grande sorriso. Poi una frase rassicurante: «Sul fronte della battaglia per una forte moralità siamo stati, siamo e saremo sempre in prima fila... ». Ostentare calma, sicurezza, insomma: ripetere parole tranquillizzanti. Il presidente della Campania parla mentre se ne sta andando da Capri, e dopo essere intervenuto al convegno dei Giovani industriali. Il giorno del botta e risposta con De Luca aveva risposto al suo avversario senza nominarlo, con un lungo discorso autobiografico in cui ricordava «l’impegno di una vita contro la criminalità organizzata, per la moralità, per la buona politica». Ma i problemi per lui non sono finiti, se è vero che a Capri c’è anche il segretario dei Ds Piero Fassino, e che con lui Bassolino ha parlato a lungo: «Non ci vedo nessuna notizia, con Fassino siamo amici da trent'anni», dice ’o governatore respingendo i sospetti di «commissariamento» al mittente. E aggiunge: «Oggi pomeriggio sarà con me a Napoli per un'iniziativa pubblica». Ma anche i sassi sanno che Fassino approfitterà della trasferta per cercare anche di sedare la rissa che è deflagrata nel suo partito. E a Lucci, che gli chiede anche se «si può stare tranquilli» per la moralità dell'amministrazione campana, replica: «Si può stare più che tranquilli». Ma se ci fosse davvero qualche zozzeria, insiste Lucci? «Se c'è qualche fetenzia che si cerca di spargere in giro - dice Bassolino ritraducendo il vocabolo nel suo dialetto - certo che ve lo dico». Fetenzie-zozzerie-fetenzie, ieri Piero Fassino non ha parlato né dei problemi interni, né delle polemiche fra i suoi due leader campani, né di questione morale. In un momento in cui nessuno si vuole esporre, non è un bel segnale per i militanti e simpatizzanti dei Ds, che assistono attoniti alla faida e aspettano una parola risolutiva. E non è un segnale positivo per Bassolino, nel momento in cui tutto il suo stile di governo sembra improvvisamente messo in discussione. De Luca nel suo affondo al curaro ha toccato il nodo dolente dei «Nuovi cafoni», i manager nominati in tredici anni di potere ininterrotto. E al pettine tornano molti nodi irrisolti: l’emergenza camorra e il problema dei rifiuti in testa. Zozzerie e fetenzie non ce n’è, assicura il governatore. Almeno per ora.