Bassolino non ha i soldi per i rifiuti. Ma per la Cgil sì

Napoli è in piena emergenza, anche a causa della mancanza di fondi, ma la Regione finanzia la mostra celebrativa del sindacato. Trecentomila euro: ecco il contributo alla kermesse "rossa".
Mentre l’immondizia invade le strade e i pompieri non hanno mezzi per
spegnere i roghi

Rifiuti e assensi. Napoli e la Campania sono sommerse dall’immondizia. L’appello di Napolitano riecheggia tra il fumo dei roghi appiccati ai cumuli di spazzatura dalla popolazione esasperata, mentre i vigili del fuoco spengono quello che possono con i mezzi che hanno. Il governatore Antonio Bassolino fa spallucce e scarica le responsabilità sui sindaci e sui politici che cavalcano la protesta delle popolazioni contro i termovalorizzatori.
Lui, già sindaco negli anni del presunto «Rinascimento partenopeo», più che sporcarsi le mani con l’immondizia ha sempre preferito dare di sé l’immagine di protettore delle arti. E così, quando in giunta si discute del finanziamento per una mostra dedicata al centenario della Cgil, l’ex ministro del Lavoro dimentica i rifiuti e sceglie l’assenso. Visto, si paghi.
La delibera di giunta porta la data dello scorso 18 aprile, il lungo elenco delle premesse ricorda che lo stesso Bassolino è membro del Comitato nazionale per il centenario del sindacato, e non omette di sottolineare che, «per il sostegno alla mostra multimediale “Rossa” sull’iconografia del movimento dei lavoratori da organizzare a Napoli», lo stesso Comitato ha chiesto alla Regione Campania «un contributo finanziario di 300mila euro», rispetto a «un ammontare complessivo pari a 1.400.000 euro». Così, «considerato il carattere nazionale e il contenuto socio-culturale della mostra “Rossa”», la giunta all’unanimità «delibera di contribuire alla mostra» con i 300mila euro richiesti. Lo stanziamento viene spalmato su più capitoli di spesa. Novantamila euro gravano direttamente sul budget della Presidenza della giunta, 75mila euro arrivano dai fondi del piano di azione per lo sviluppo regionale, 60mila dal settore «Istruzione-Formazione professionale-Politica giovanile» e gli ultimi 75mila dall’area generale di coordinamento «Assistenza sociale, attività sociali, sport, tempo libero e spettacolo».
Al di là del merito della mostra, già in calendario a Torino da settembre 2006 allo scorso gennaio, pur se la delibera bassoliniana parla di «prima edizione nazionale dell’iniziativa», il ricco finanziamento ha fatto storcere la bocca a molti. Che hanno trovato quantomeno inopportuno lo stanziamento in un periodo che vede la città partenopea e la Campania alle prese con priorità diverse. «È l’ennesima trovata di una gestione fallimentare che ha portato a sprecare due miliardi di euro “investiti” per avere mucchi di immondizia alti come colline a ogni angolo di strada», sospira Massimo Grimaldi, capogruppo del Nuovo Psi in consiglio regionale. Che quei soldi li avrebbe destinati a qualcuna delle emergenze che attanagliano Napoli, più che «all’ultima pennellata del “rinascimento napoletano”», anche perché, insiste Grimaldi, «trovo sorprendente che lo stesso sindacato che tacciava lo scorso governo di “macelleria sociale” spenda quasi un milione e mezzo di euro per una mostra celebrativa. Mi chiedo quanto sarà costato il centenario nel suo complesso, anche alle amministrazioni, e mi chiedo cosa ne pensano i lavoratori».
Quelli che indossano, per esempio, la divisa dei pompieri. Proprio il delegato provinciale campano della Cgil Vigili del fuoco, Vincenzo Zazzaro, insieme ai colleghi di Cisl e Uil, domenica scorsa aveva lanciato un appello al limite del disperato sulle condizioni del corpo: «Siamo assediati dai creditori, i vigili del fuoco non hanno i soldi per pagare le bollette del telefono, della luce, sono morosi per i fitti delle caserme, abbiamo una pianta organica carente (...) e debiti per 15 milioni di euro». Ma il grido d’aiuto è rivolto al Viminale, o tuttalpiù alla patrona dei pompieri, Santa Barbara. Sant’Antonio d’Afragola, invece, come detto predilige l’arte. Chissà che anche i rifiuti sui marciapiedi non diventino un’installazione permanente.