Bassolino, 'o Re che prospera sui suoi disastri

Da tre lustri il governatore campano sta affossando Napoli e la regione. Ma grazie al suo personale sistema di potere guadagna voti e resta saldo al comando

Davanti a Roma in fiamme, Nerone prese la decisione imbecille di cantare. Altrettanto fa Antonio Bassolino, detto 'o Re per l’incontrollabilità del suo potere. Mentre Napoli si inabissa, passa ore al Circolo del Tennis di Villa Comunale a cicalare e bere aperitivi. Dopo 15 anni di dominio assoluto, il governatore ds della Campania ha scelto la fuga dalla realtà per non vedere i disastri che ha combinato.
Dall’inizio dell’anno, ci sono stati 60 omicidi di camorra in città. Il doppio, nell’intera Regione. La miseria opprime, l’inquinamento dilaga, l’invivibilità si è estesa dalla periferia ai quartieri alti. Come un Budda serafico in un mare in tempesta si fa puntualmente rieleggere. Ci riesce grazie a un viluppo inestricabile di rapporti. Se il voto deve premiare i risultati, siamo di fronte alla negazione della democrazia. Mentre tutto crolla, Antonio fischietta. Fa finta di nulla e lo fa con metodo. Da tempo, ha scelto il profilo basso pur di regnare. Dopo due lustri di malgoverno come sindaco, ha ceduto lo scettro a Rosa Russo Jervolino che ora, come un’ochetta giuliva, si attira gli strali destinati a lui. Altrettanto ha fatto coi rifiuti. Dopo essere stato Commissario straordinario (1999-2003) e avere lasciato incancrenire la situazione, ha passato la patata bollente. Ora, a rischiare l’incolumità di fronte alle plebi campane inferocite, è Guido Bertolaso, un malcapitato romano gettato nell’arengo come un micio tra i tori. A Napoli si spara e si mangiano lupini? Antonio fa lo gnorri. È in tutt’altre faccende affaccendato. Ha appena speso tre miliardi di vecchie lire per ammodernare i suoi uffici al terzo piano del Palazzo della Regione. Qui, negli ambienti rinnovati, riceve i giornalisti per le sue tre interviste quotidiane. Discetta sull’universo mondo e, sui guai campani, glissa. Mai una parola. La stampa napoletana è asservita. Questo spiega come, nonostante gli sfracelli, 'o Re resista. Eletto sindaco nel '93 fece il colpo grosso convincendo il costruttore romano Caltagirone - il quasi genero di Pier Casini - a comprare Il Mattino, storico giornale cittadino. Caltagirone ha grossi interessi immobiliari a Bagnoli, l’ex zona industriale. Bassolino gli fece capire che l'area della sua Cementir, azienda ormai chiusa, sarebbe diventata edificabile. C’era infatti un progetto che avrebbe dato alla città respiro e occupazione. Fu anche costruito una specie di belvedere sopra Bagnoli da dove i cittadini si sarebbero potuti affacciare per vedere l’avanzamento dei lavori. Sono stati spesi 1.100 miliardi di vecchie lire per bonificare i terreni avvelenati dalle industrie. Poi basta. L’area è dimenticata da anni e oggi è uno squallido deserto urbano. La terrazza panoramica è diroccata e ci si fa pipì. Un assaggio del modo di governare a chiacchiere di Antonio. Il Mattino di Caltagirone, dunque, è la roccaforte del bassolinismo. Elogi a non finire, difese di ufficio e trallallero vari. Le pagine napoletane di Repubblica, fanno di peggio. Sono considerate lo stuoino di ’o Re. Giorni fa Sandro Bondi, coordinatore di Fi, è stato a Napoli a parlare dello scandalo dell’immondizia. La notizia era scomoda e sulla Repubblica, non è apparso neppure un trafiletto. Servile è stato a lungo anche il Corriere del Mezzogiorno, allegato campano del Corsera. Adesso che al timone c’è Marco De Marco, è un po' cambiato. De Marco, in un suo libro su Napoli se l’è presa con 'o Re per il degrado. A presentare il volume è stato il ministro ds, Luigi Nicolais, che ha detto: «Io al posto di Bassolino mi sarei dimesso». Infatti - breve parentesi -, tra i ds è in corso una lotta. Max D’Alema, Piero Fassino, perfino il presidente Giorgio Napolitano, non ne possono più di Bassolo. L’astro emergente è appunto Nicolais. I Ds pensano a lui per sostituire 'o Re alla Regione. Per il cambio, vengono a fagiolo le elezioni europee del 2009. Bassolino, pare certo, abbandonerà in anticipo l’incarico e si candiderà. Alla fine della fiera, avremo lui a Strasburgo e i napoletani a ciucciarsi i suoi rifiuti. Per concludere con la stampa, il solo giornale di opposizione è il Roma di Italo Bocchino, il deputato di An. Ma è tenuto a bada da un diluvio di querele e altrettante condanne dei severi giudici napoletani. La magistratura locale è l’altra baluardo del bassolinismo. Le stesse toghe che macellarono per finanziamento illecito la classe politica degli anni '90 - i Gava (Dc), i De Lorenzo (Pli), i Di Donato (Psi) - assiste muta da tre lustri al clientelismo dilagante e alla rovina evidente della città, ossia a molto peggio. Grazie a 'o Re si sono formate sei milioni di ecoballe di immondizia. Qualsiasi cosa si faccia adesso, il problema resterà irrisolto per anni. Infatti, il termovalorizzatore di Acerra che parte a ottobre - unica struttura finora programmata - potrà solo smaltire l’arretrato. Ci metterà, secondo calcoli, sei anni. Per quanto si accumulerà nel frattempo, si tratta con la curia per ottenere l’intercessione di San Gennaro. La camorra intanto continuerà a buttare nelle discariche i lucrosi rifiuti tossici di mezza Europa. In Campania si dà per inevitabile a breve l’avvelenamento delle falde acquifere e dell’intero ciclo alimentare, dalle bufale alla mozzarella. Nonostante questo scenario, i magistrati tacciono. Il solo che pare intenzionato a chiedere il rinvio a giudizio di 'o Re è il pm Noviello, considerato di sinistra tosta, mentre il grosso degli altri appartiene alle correnti riconducibili ai Ds. Bassolino ha anticipato la sua ardita linea difensiva: «Io firmavo carte, ma non sapevo quali». 'O Re ha avuto i natali 60 anni fa ad Afragola. Un merito che non ha evitato alla cittadina di diventare anch’essa una pattumiera al sole. Nonostante un padre liberale, Antonio scelse giovanissimo il Pci. Era un seguace del mistico Pietro Ingrao. Come tutti gli ingraiani, anche Antonio era pensoso e musone. In più, era afflitto da balbuzie. Ebbe il soprannome «Totonno 'a cacaglia» o, più sobriamente, «Cacaglio», cioè balbuziente. Andò a Roma alle Botteghe Oscure e fece una buona carriera di partito. Si sposò, ebbe due figli, divorziò. In tutto questo tempo rimase col grugnetto e trascurato nel vestire. Poi incontrò Anna Maria Carloni, una marchigiana, e divenne sindaco di Napoli. Cambiò dal giorno alla notte. La Carloni lo vestì come si deve, gli impose il taglio di capelli alla Marlon Brando e gli raccomandò di sorridere. Ma, esagerando nelle insistenze, ne ha fatto un uomo sempre ilare, il più delle volte senza un perché. Nel 1999, col governo D’Alema, Antonio fu anche ministro del Lavoro. È ricordato dai sindacati per non averli mai ricevuti e dai giornalisti per le decine di interviste giornaliere. A furia di parlare, Cacaglio perse la balbuzie. Grato alla Carloni per avergli dato equilibrio, la sposò. La fece consulente della Banca Popolare di Ancona che aveva assorbito la Banca Popolare di Napoli ('95). Nominò alla presidenza dell’Inps, il prof. Bianchi, di Appignano (Macerata) come Anna Maria. Nel 2006, ha fatto di lei una senatrice, eletta coi voti dei suoi sudditi napoletani. Tra gli influssi carloniani, anche l’amore per l’arte contemporanea su cui 'o Re sdottoreggia ogni due per tre. Si è legato allo scultore Mimmo Palladino al quale ha commissionato la Montagna di Sale che a Natale ha ingentilito Piazza del Plebiscito. Ha perfino impedito la costruzione di una centrale elettrica nel Beneventano perché troppo vicina alla casa dell’artista. Antonio è superstizioso. Al risveglio, scende dal letto col piede sinistro e segue un rituale: rasatura, caffè, sigaretta (oggi abolita), un complicato gioco di gambe sulla soglia della porta e via verso il nuovo giorno e le sue clientele. Migliaia sono i dipendenti della Nettezza urbana. Com’è sotto gli occhi di tutti, non fanno nulla. Per istinto e penuria di attrezzi. Mancano scope, pale, camion. Durante il mese, i lavoratori giocano a carte. A fine mese riscuotono spossati gli stipendi, che si traducono in altrettanti voti popolari. Più macchinosa, la conquista dell’élite imprenditoriale. Si fa leva sui Piani operativi regionali (Por), ossia i finanziamenti Ue alle imprese. Il sistema è articolato. L’imprenditore che si candida al contributo soggiace a una trafila. Per la pratica, deve rivolgersi a studi professionali. «Sempre gli stessi», ha denunciato Ciriaco De Mita, avversario di 'o Re. Tra i più gettonati, lo studio dell’avv. Enrico Soprano. Alla fine della filiera, c’è Andrea Cozzolino, un ds che gestisce i Por. Costui, per conto di 'o Re, vaglia le domande. Se tutto corrisponde al protocollo bassoliniano, eroga il finanziamento. Segue una gratitudine a cascata di imprenditori, studi professionali, dipendenti, familiari, parenti a carico, famuli vari. Con questo geniale votificio, 'o Re da tre lustri riposa tra due guanciali.