Bassolino: «Sconfitto il partito del no»

Il presidente: «Importante la collaborazione col governo, ora che tanti capipopolo di sinistra non sono più neanche in Parlamento»

da Roma

Governatore Bassolino, l’emergenza è finita o è solo «propaganda», come accusano Italia dei Valori e Unità?
«I rifiuti sono in gran parte rimossi, e siamo finalmente sulla strada giusta, questo va detto con forza. Anche se siamo tutti ben consapevoli che il cammino per risolvere strutturalmente il problema, realizzando tutti gli impianti necessari e incrementando la raccolta differenziata, è ancora lungo: realisticamente circa tre anni, e vedo che Berlusconi è d’accordo con me. C’è stato un grande sforzo, nazionale e locale, e il risultato è visibile, non è propaganda».
Insomma, l’interlocuzione col governo di centrodestra ha funzionato meglio che con i governi passati?
«Dopo le tante crisi di questi anni, è evidente che questa collaborazione ha avuto un effetto positivo anche sulla società: ha sconfitto il “partito del no” facendo vincere il fronte del sì. Oggi abbiamo molte meno difficoltà nell’affrontare i conflitti attorno alle discariche: tanti capipopolo di sinistra del no non sono neppure più in Parlamento, e quelli di destra sono impegnati a governare, come Alemanno che un tempo manifestava ad Acerra ma oggi sta al Campidoglio. Quando Berlusconi parla di “modello Campania” sottolinea proprio l’importanza di questa collaborazione tra istituzioni. E avverte che la crisi dello smaltimento dei rifiuti può ripetersi in altre regioni, e va affrontata come stiamo facendo ora qui».
Qual è stato il punto di svolta?
«La grande novità è stata quella di poter attuare le decisioni. La linea è sempre stata chiara: discariche, termovalorizzatori, differenziata. Ma negli scorsi anni era bloccata da mille ostacoli e veti incrociati. Invece stavolta lo Stato è stato in grado di affermare la sua presenza e di far valere i suoi diritti e quelli della maggioranza dei cittadini. Il decreto del governo ha dato gli strumenti per farlo».
Per il premier, ora bisogna rilanciare l’immagine della Campania. C’è chi addirittura ipotizza che il prossimo G8 possa tenersi a Napoli. Possibile?
«Per il G8 si parla della Sardegna ed è giusto così. Ma le posso anticipare che con il governo stiamo ragionando su una serie di importanti eventi internazionali che siano occasione di rilancio. Le possibilità di ripresa, anche per il turismo, già si avvertono: basta guardare il Golfo per vedere molte più barche che un anno fa, e le prenotazioni stanno aumentando. Intanto stiamo facendo un ottimo lavoro col ministro Matteoli per potenziare le infrastrutture: è importante collaborare non solo sui guai, ma anche sulle cose positive».
Nel Pd c’era chi, prima delle elezioni, avrebbe voluto le sue dimissioni. Ha fatto bene a rimanere?
«Credo che lo sviluppo della situazione dimostri che la scelta di continuare a fare il mio dovere è stata giusta. Tra un anno verificheremo che bilancio trarre, ma sarebbe stato irresponsabile mollare prima, lasciando il nuovo governo senza un interlocutore. Mi pare solo un bene per il Paese che oggi gli agitatori siano in difficoltà e siano più forti quelli che, a destra e a sinistra, lavorano in positivo».
Il Pd è stato sconfitto, ma secondo D’Alema resta il partito della «parte più acculturata del Paese». La consola?
«Penso che D’Alema sia il primo a sapere quanto è importante che il Pd recuperi il consenso di quei tanti cittadini semplici che magari leggono meno libri. La grande sfida che la sinistra deve affrontare è quella di saper fare i conti con la realtà, con gli italiani così come sono, con i loro vizi e virtù. Il Pd deve riflettere meglio di come abbia fatto finora sulle ragioni di tante sconfitte, alle politiche come a Roma o in Sicilia, anche per imparare a reagire. Su Napoli, ad esempio, Berlusconi ha saputo riflettere: durante il suo ultimo governo, tra il 2001 e il 2006, non venne mai in Campania. Ora è sempre qui, e mi fa molto piacere perché è un segno di attenzione e comprensione dei problemi. Nel Pd servirebbe una riflessione ben più forte».