Bassolino spende 280mila euro per raccomandarsi a Padre Pio

Deciso dalla Regione Campania uno stanziamento speciale per la realizzazione di un programma televisivo Rai dedicato al frate di Pietrelcina

Gabriele Villa

nostro inviato a Napoli

Fa bene, molto bene Antonio Bassolino a stare sulle sue. A mettere il broncio dopo le bacchettate di Fassino, dopo che anche un padre nobile della sinistra come Giorgio Napolitano ha detto che non se ne può più di sprechi e spese pazze invitando i governatori regionali dell'Unione a darsi un freno. Fa bene perché per esempio, tanto per cominciare con le novità, nel congresso provinciale dei Ds apertosi ieri a Napoli tirava aria di fronda. Da una parte i bassoliniani di ferro, dall'altra una minoranza sempre meno silenziosa che ha deciso di stare con Fabio Mussi e Cesare Salvi che hanno invitato il padre-padrone della Campania al rigore.
Oddio, visto che oramai la storia delle commissioni che lui ha moltiplicato come pesci e pani beneficiando, per carità, anche il centrodestra, Bassolino fa bene a pensare ad altro. Però il broncio non gli passerà mai di questo passo. Anche con la massima devozione che l'ha portato per esempio a firmare una delibera di 280.000 euro come regalo della regione Campania alla manifestazione Una voce per Padre Pio, brillante varietà canoro che ha potuto contare, giusto tre giorni fa, sulla diretta Rai da Pietrelcina e sulla conduzione di Massimo Giletti, affiancato di Jo Champa. Un regalo cospicuo che i consiglieri dell'opposizione non hanno capito molto tanto che glielo hanno puntualmente contestato chiedendo spiegazioni. Eppure la delibera numero 874 è piuttosto chiara: «280.000 euro alla Società di produzione televisiva “SM Production srl” per la realizzazione della sesta edizione di Una voce per padre Pio».
A proposito di conti che non tornano e non torneranno, trattandosi di bilancio di previsione, pare che qualcuno, nella Casa delle libertà e non solo in quella casa, sia sobbalzato tenendo per le mani il prezioso documento contabile dopo aver notato la voce (questa non per padre Pio, ma per padre Bassolino) di circa due milioni di euro per l'ufficio del governatore, oltre ad uno stanziamento di fondi, che sfuma nel vago, «per attività di interesse culturale di diretta gestione del Presidente». Soldi che vanno e vengono obietterà il governatore col broncio. E per farli arrivare i soldi che cosa c'è di meglio che un'«agenzia di marketing territoriale» o come si legge sul «Burc» il bollettino regionale della Campania del 9 maggio 2005 costituita ad hoc per sistemare adeguatamente un ex assessore amico che non ha trovato posto nella nuova giunta. Con un capitale iniziale di un milione di euro, fornito per il 90 per cento dalla Regione, è lecito immaginare che la neonata «agenzia di marketing» si darà un gran daffare a vendere e a commerciare la Campania, magari oltreoceano, a New York, dove, in verità, la stessa regione Campania, grazie al Bassolino way of style, ha trovato a suo tempo, lo ricordiamo per chi si fosse perso le puntate precedenti, una sede adeguata e a modico affitto. Nel caso Antonio Bassolino volesse uscire da questa imbarazzante impasse che l'ha messo di cattivo umore non ha che da dirlo. O chiederlo per esempio al suo consigliere diplomatico, un ambasciatore, preso in prestito dalla Farnesina. Che poi sarebbe una delle tante «voci», sulle quali la Casa delle libertà ha promesso di dare battaglia. Oppure ancora a qualcuno dei sessanta tra uomini e donne in più, oltre ai cento già in servizio, che, con delibera del 30 maggio, il governatore ha direttamente chiamato per rafforzare i cosiddetti «uffici di diretta collaborazione», segreteria, ufficio stampa, ufficio di gabinetto, cerimoniale ecc. Tutte persone che sono di fatto alle sue dipendenze e che costeranno una media di 30mila euro lordi a testa all’anno. A proposito di obiezioni che fanno spuntare il broncio a Bassolino, non vorremmo sbagliarci ma il governatore pare debba ancora rispondere ad un'interrogazione presentatagli mesi fa, dal puntiglioso consigliere di An, ora in corsa per altri incarichi nazionali, Luciano Schifone.
Con quell'innocua interrogazione si voleva sapere in poche parole che tipo di carico e di mansione debba avere un «consulente creativo per l'espletamento delle funzioni connesse al programma: Rischio Vesuvio». Un incarico che, sempre se non sbagliamo, è costato 45mila euro. È vero che il governatore si era già premurato, assumendo il consulente, di far sapere che avrebbe dovuto occuparsi di «progettazione e realizzazione creativa della campagna pubblicitaria di informazione, trasparenza e sensibilizzazione sul programma di mitigazione del Rischio Vesuvio», ma francamente continuiamo a non capire.