Bassora, governo contro gli sciiti per il petrolio

Trentamila uomini guidati dal premier Al Maliki tentano di riprendere la città. Si combatte anche a Bagdad. I rivoltosi filoiraniani minacciano di incendiare i pozzi

A Bassora è battaglia per strappare il controllo della seconda città dell’Irak alle milizie sciite estremiste appoggiate dall’Iran. La posta in gioco non è solo militare, ma riguarda il controllo del principale porto del Paese e della vera cassaforte dell’Irak, l’esportazione di petrolio. Nona caso gli estremisti sciiti attaccati dall’esercito iracheno, con l’appoggio dell’aviazione britannica, hanno minacciato di bruciare i pozzi petroliferi della zona. L’operazione Saulat al Fursan, la Carica dei cavalieri, delle forze di sicurezza irachene è scattata ieri all’alba per estirpare il cancro delle milizie a Bassora. Nella «capitale » del sud è giunta a guidarla nientemeno che il primo ministro Nouri al Maliki. Cinquantamila uomini fra soldati e agenti di polizia sono impegnati in tutto l’Irak meridionale a riportare l’ordine. A Bassora 30mila uomini stanno riprendendo il controllo del centro città e avanzano nei quartieri roccaforte dei miliziani come Al Tamiyah.

L’obiettivo principale del governo è battere l’Esercito del Mahdi, la milizia sciita fondata da Moqtada al Sadr, il piccolo Khomeini iracheno. «I proiettili fischiano dappertutto e si alternano alle esplosioni di razzi. Ci sono duri combattimenti per le strade», ha raccontato Jawid, uno degli abitanti di Bassora nascosti in casa, all’agenzia di stampa Reuters. Dalle zone dei combattimenti si alzano alte colonne di fumo nero. Imiliziani hanno in dotazione armi moderne, come i missili anti-carro Hawn, molte delle quali fornite dall’Iran. I primi bollettini di guerra parlano di 22 morti e 58 feriti, ma il bilancio delle vittime è destinato ad aumentare. «Anche se i pozzi petroliferi appartengono al popolo iracheno e incendiarli sarebbe una scelta difficile, stiamo valutando questa possibilità», ha minacciato sheik Ariz Hazari, comandante dell’Esercito del Mahdi a Bassora. Attorno alla città è concentrato l’80% dei pozzi petroliferi iracheni.

Il problema è che il braccio di ferro con le milizie sciite più estremiste si sta allargando a tutto il sud e rischia di incendiare la capitale. La scorsa settimana erano già scoppiati scontri fra i miliziani del Mahdi e le brigate Badr, il braccio armato del Supremo consiglio islamico, il più forte partito sciita del governo iracheno. AKut, Nassirya e in altre città del sud è stato imposto il coprifuoco. Dopo l’offensiva governativa a Bassora l’Esercito del Mahdi ha cominciato a lanciare razzi contro gli uffici del primo ministro a Bagdad, nella superprotetta zona verde. A Sadr City, il grande quartiere sciita della capitale, imiliziani in nero del Mahdi hanno intimato armi in pugno a poliziotti e soldati iracheni di sloggiare. Nei dintorni della roccaforte sono scoppiati violenti scontri con gli uomini delle brigate Badr e con le truppe americane. La faida sciita potrebbe incendiare il sud dell’Irak, tenendo conto che molte unità dell’Esercito del Mahdi sono fuori controllo. Il loro fondatore, Moqtada al Sadr, probabilmente rifugiato in Iran, non ha più alcun potere sulle schegge impazzite del movimento. Ieri, con un comunicato da Najaf, la città santa sciita, lanciava unappello alla «disobbedienza civile». Per protestare contro l’offensiva del governo Sadr propone al massimo uno sciopero generale, mentre i suoi ex accoliti sparano per le strade. Il problema è che a Bassora si combatte una battaglia non solo politica e militare, ma pure economica.

I miliziani del Mahdi avevano dichiarato un cessate il fuoco in agosto, pur continuando a controllare Bassora ed i suoi traffici. In città potevano contare come alleati sul piccolo partito sciita Fadhila, che ha espanso i suoi tentacoli soprattutto nella Southern Oil Company, società che gestisce le esportazioni di petrolio. I pozzi della zona di Bassora hanno pompato in febbraio 1,54 milioni di barili al giorno. Inoltre gli estremisti sciiti controllano il potente sindacato dei portuali, che ha in mano le banchine diUmQasr, il principale scalo marittimo del Paese. Lo stesso governatore di Bassora, Muhammad al Waeli, è il capo di Fadhila e ha sempre respinto le richieste di Bagdad di stroncare il potere delle milizie. Il vicino Iran soffia sul fuoco. Bassora dovrebbe rimanere nel caos, secondo i piani di Teheran, oppure cadere completamente sotto la sua influenza. L’offensiva dell’esercito iracheno sta scompaginando la partita.