«Basta con gli abusivi nei mercati, intervenga il ministro dell’Interno»

«Due ambulanti su tre sono illegali ma i vigili non fanno nulla. Il governo deve usare il pugno di ferro. Le bancarelle sono la “vita” della città»

Due ambulanti su tre sono abusivi. Arrivano dal Senegal, Marocco, Pakistan e Cina. E non sanno una parola d’italiano. I ghisa li tollerano, «pure Letizia Moratti se ne è resa conto, al mercato di via Panigarola dove ha visto da vicino i vigili che “dribblavano” gli abusivi». Giacomo Errico rivede i fotogrammi di quella passeggiata del sindaco e rilegge l’ultima lettera inviata all’assessore Tiziana Maiolo, «siamo ostaggio di abusivi, spacciatori... testimoni di spettacolo poco edificante che mortifica... di vigili neanche l’ombra».
Risposta? «Silenzio. E intanto i 176 operatori della fiera di Sinigaglia sono a rischio fallimento. Motivo? Li hanno “rinchiusi” nella Darsena, dietro un muro di due metri. Fuori ci sono gli illegali e la gente pensa che siano loro la Fiera. Una vergogna».
Sa, Errico, che le parole sono pietre. Ma il presidente di Apeca, l’associazione di categoria degli ambulanti dell’Unione, non ne può più: «Fatti, vogliamo i fatti e non le parole. A Milano sui mercati ci va l’annonaria, dodici per 95 mercati settimanali. Ecco perché “busso” al ministero dell’Interno: Giuliano Amato chiedo a nome e per conto della categoria che la legalità sia fatta rispettare nei mercati milanesi». Come dire: «È tempo di interventi concreti per migliorare la qualità nostra e dei nostri clienti, non dimenticando, ad esempio, che il 78 per cento del pesce che finisce sulle tavole dei milanesi è acquistato nei mercati come il 23 per cento della frutta e verdura». Già, i mercati sono, parola di Apeca, «il centro commerciale naturale, quello preferito dai ceti medi anche per il buon rapporto qualità-prezzo».
Ma, attenzione, gli ambulanti non declinano le loro responsabilità sul fronte rifiuti: «Premesso che l’ambulante che sbaglia deve essere sanzionato, che spesso e volentieri i comitati che sorgono contro i mercati sono composti sì e no da due, tre amici oppure da marito e moglie, be’ noi un progetto sul tema l’abbiamo già presentato al Comune da tempo». In sintesi: ogni mercato - ce ne sono 16 ogni giorno - viene dotato da due, tre punti di raccolta dei rifiuti che Amsa ritira non a fine giornata bensì due, tre volte mentre si svolge il mercato. «Papiniano, per essere concreti, ne prevede tre con svuotamento alle undici, alle quattordici e alle diciannove quando si smontano le bancarelle. E, nel progetto, è anche prevista la figura del facchino, dell’incaricato pagato dagli ambulanti, per raccogliere la “monnezza” al banco e trasferirla in quei tre centri di raccolta».
Domanda: come mai non è ancora stato dato corso al progetto? «Lo si chieda al Comune, ad Amsa o al consigliere di zona Stefano Bolognini che oggi tenta di strumentalizzare politicamente il disagio ma, carta canta, era presente al tavolo di concertazione sul mercato di Papiniano e condivideva ogni decisione». Anche quella di non trasferire da lì il mercato, continua Errico, se non «temporaneamente» per «riqualificare l’area»: «Come accadrà a Benedetto Marcello, Lagosta e in altre aree mercatali cittadine. Ma, poi, le bancarelle ritorneranno sul luogo originario come, tra l’altro, richiedono i nostri clienti». Sì, lo testimoniano cinquantamila firme raccolte tra le bancarelle, quelle stesse dove si reclama «mano decisa e pesante» sugli abusivi.