«Basta aumenti a pioggia ai docenti Premieremo solo i migliori»

Onorevole Valentina Aprea, presidente della commissione Cultura della Camera, le proteste contro il decreto Gelmini hanno coinvolto pure il mondo universitario che non è interessato dalle nuove norme.
«I tagli della Finanziaria hanno determinato le proteste. Ma per il 2009 la riduzione di fondi è assolutamente sostenibile (meno di 100 milioni, ndr). Nel 2010, essendo la portata più consistente (700 milioni), occorrerà distinguere tra atenei virtuosi e spreconi. Per questo credo che il ministro Gelmini stia pensando o faccia bene a pensare a piani di rientro. Ci sono università in dissesto finanziario, del quale non si può accusare il governo Berlusconi. Ci sono responsabilità pregresse e occorre farle emergere».
Stanno per partire i concorsi: 4mila posti da ordinario e associato e 2mila posti da ricercatori. Le nuove assunzioni rischiano di vanificare gli sforzi per contenere la spesa.
«È la cosiddetta “piramide rovesciata”. Noi abbiamo un numero eccessivo di docenti universitari ordinari e un numero basso di ricercatori (47.500 contro 23mila). Questa è la prima grande anomalia. Vuol dire che sono state fatte politiche di autotutela della docenza universitaria approfittando delle riforme e della proliferazione di corsi e di cattedre».
Il professor Zecchi sul «Giornale» ha lanciato una provocazione: sospendere i concorsi vista la scarsa trasparenza con bandi «su misura» per i vincitori.
«Non si può fare. Non si possono chiudere i corsi per mancanza di docenti perché comunque i vincitori non basteranno a coprire le necessità didattiche. E poi, quando ci sarà la fine del blocco del turnover, si potrà procedere alle assunzioni. So che il ministro Gelmini si sta confrontando con le istanze che vengono da quelle associazioni di atenei più desiderose di superare i problemi attuali».
Comunque, si sa chi vincerà.
«Si devono prevedere nuovi sistemi di reclutamento. Molti atenei sono al margine della ricerca e nessuno è tra i primi 150 del mondo».
Né si può trascurare la deriva nepotistica di alcuni atenei.
«Il problema è noto e anche se non c’è un profilo penale non ci si può consegnare a sistemi di reclutamento chiuso. Da questo punto di vista è suggestiva la proposta del professor Perotti che propone di scegliere i docenti coinvolgendo la comunità scientifica internazionale adottando i criteri utilizzati all’estero».
Resta il fatto che oggi chi entra come ricercatore nell’università ha una carriera assicurata a prescindere dall’attività di ricerca svolta.
«Questo non va bene. Il ministro Gelmini deve considerare la possibilità di legare incentivi stipendiali al merito, alla produzione e alla ricerca. È lo stesso problema che abbiamo nelle scuole, dobbiamo aprirci alla competitività».
Buoni propositi, ma vi sono casi di sprechi anche nelle università statali.
«Bisogna qualificare meglio la spesa e aiutare gli atenei virtuosi più di quanto non sia stato fatto finora. Meglio sarebbe erogare le somme in base a indicatori di qualità, anche perché ci troviamo di fronte a un’autonomia viziata e irresponsabile. Viziata perché non abbiamo fatto partire un sistema di valutazione certo e so che il tema è caro al ministro Gelmini. Irresponsabile perché non abbiamo creato sistemi di accountability».