«Basta bandiere d’Israele bruciate Non siamo più disposti a tollerare»

Roberto Bonizzi

Condanna totale e iniziative di risposta. «Non siamo più disposti a tollerare questo tipo di episodi». È durissima la presa di posizione della comunità ebraica milanese nei confronti degli autonomi che hanno fischiato la Brigata ebraica e bruciato due bandiere israeliane a margine del corteo del 25 aprile. Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano, stigmatizza il gesto: «È un fatto che si commenta da solo - dice -. È intollerabile soprattutto per la cornice in cui è avvenuto, la festa della Liberazione, e per il fatto che alla manifestazione era presente la Brigata ebraica, che in Italia ha combattuto contro i nazifascisti».
Per i prossimi giorni la comunità sta pensando a qualche azione di risposta. «Ogni scelta sarà meditata - assicura, dalla Cina, Leone Soued, presidente degli ebrei milanesi -. Sicuramente qualcosa sarà fatto, ma sarà una cosa riflessiva». Poi il dispiacere per l’accaduto: «Abbiamo avuto la solidarietà di molti, ma ci dispiace. Ovviamente non vogliamo generalizzare perché si tratta di pochi facinorosi: i soliti».
Dispiacere e sgomento. «Sto male. L’idea di bruciare una bandiera è fascista. Riporta alle persecuzioni contro gli ebrei e ai forni crematori», commenta Emanuele Fiano, appena eletto deputato nelle file dei Ds e rappresentante della comunità. «Come ebreo di sinistra vorrei non ci fosse nemmeno la minima ombra di vicinanza tra le decine di migliaia di persone che hanno partecipato alla manifestazione e chi si è macchiato di questi atti - puntualizza -. Credo di poter dire che esiste una totale alterità tra la sinistra e quelli che offendono e bruciano la bandiera israeliana. Non credo si possa desiderare, come persone di sinistra, l’annientamento di qualcuno».
Cerca di guardare oltre il singolo gesto, «comunque molto grave e preoccupante», Sara Modena, assessore alla cultura della comunità israeliana a Milano. «Io ero presente. I fischi e le bandiere bruciate sono arrivati da esagitati, arabi e palestinesi, o comunque da persone isolate, che definirei ai margini della società. L’ho guardata bene in faccia quella gente: non è bene generalizzare, ma bisogna capire chi ha fatto cosa». Poi la sensazione provata nella pancia del corteo: «Al nostro passaggio si sono levati molti applausi spontanei - continua Modena -. Questo ci rincuora».
Sull’atteggiamento della maggioranza dei presenti si sofferma anche Arbib: «La reazione della gente è stata positiva, ci ha accompagnati con applausi e cori. È importante che le piccole minoranze che si rendono protagoniste di questi episodi, che possiamo solo definire antisemiti, vengano isolate. Non dobbiamo lasciarle parlare. Noi ebrei non vogliamo tollerare certe cose».
Fiano non risparmia un attacco alla storia della sinistra italiana. «In passato nel Pci e nella sinistra terzomondista c’è stato un sentimento contro Israele. Lo stato ebraico era considerato il diavolo, dalla parte del torto. Oggi non è più così. Quei pochi che hanno fischiato e bruciato le bandiere non sono politicamente parenti di nessuno». Nessun dubbio, invece, sul presente dell’Unione. «Non c’è niente da temere - continua il deputato Ds -. Il centrosinistra potrà superare gli esami che gli verranno posti. Dovremo avere un atteggiamento durissimo. Fino a ripristinare il servizio d’ordine e i cordoni nei cortei, se necessario. Non dev’esserci possibilità di contatto o di confusione con queste frange estremiste. Anche la sinistra antagonista non deve fornire nessuna giustificazione».